Nonlinear Dogs
Le 100 cose più stupide che la gente dice di cani

Copyright 2009, 2014 Alexandra Semyonova -- tutti i diritti riservati
Traduzione di Delfina Vitale
ISTRUZIONI PER L’USO DI QUESTO LIBRO

Questo libro è inteso come una nuova guida sui cani. Poiché molte credenze ancora diffuse sono non
soltanto superate, ma anche dannose per i cani, desidero che questo libro sia utile per il più ampio
pubblico possibile.

L’ho scritto in modo tale che possa essere letto in due modi. Può essere letto nel suo insieme, dal
capitolo uno al capitolo cento. Chi lo leggerà in questo modo alla fine avrà una solida padronanza di
gran parte delle nuove conoscenze che abbiamo sui cani. Ma può anche essere utilizzato per verificare
ogni mito separatamente. Potete saltare qua e là, andando a cercare ciò che colpisce il vostro interesse
o per verificare quello che vi dicono il vostro vicino di casa, l’istruttore cinofilo o lo studioso locale. Ogni
capitolo può stare da solo e vi insegnerà qualcosa di importante. Indipendentemente dal modo in cui lo
leggerete, questo libro migliorerà la vostra comprensione del perché delle azioni dei cani, e vi farà
apprezzare ancora di più questa specie meravigliosa con cui molti condividono la vita. Questo libro può
aiutare anche a capire meglio le persone.

Si prega di notare che quando in questo libro uso l’espressione “cani normali”, intendo due cose. La
prima è che non si tratta di cani di quelle razze che abbiamo selezionato per l’aggressività e per le
grandi dimensioni di taglia e massa. Quando parlo di cani normali, escludo esplicitamente queste razze.
La seconda è che per cani normali intendo cani che hanno avuto la possibilità di imparare ad essere
cani da altri cani.

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PREFAZIONE

Le 100 cose più stupide che la gente dice sui cani derivano tutte da idee di vecchio stampo che
riguardano la Natura in generale, e nello specifico i cani. In questo libro sfato numerosi miti e leggende
in cui la maggior parte delle persone crede ancora, e li sostituisco con l’osservazione reale di cani reali.
Man mano che leggerete, vedrete il vostro cane fare le cose che sono qui descritte. Scoprirete in lui
qualcosa di nuovo ogni giorno, cose che non avevate mai notato prima perché non sapevate cosa
significassero o addirittura non sapevate che avessero un significato. Vi renderete conto che la
relazione con il vostro cane migliorerà, dal momento che interagirete con lui sulla base di una reale
comprensione, piuttosto che dei vecchi dogmi. Spero che proverete lo stesso entusiasmo che ho
provato io nel fare le mie scoperte.

Anche se avete sempre creduto in tutti i miti che questo libro smonta, non dovete sentirvi in colpa per gli
errori fatti. Probabilmente, esattamente come me, in qualche modo un giorno vi siete ritrovati con un
cane. E, proprio come me, probabilmente avete pensato: ‘Sarà meglio chiedere consiglio a qualche
esperto per essere sicuri di far bene’. E quando gli esperti vi hanno comunicato le loro ridicole idee,
probabilmente vi sono sembrati così sicuri di sé che non vi è neanche passato per la testa di dubitare
che sapessero di cosa stavano parlando.

La stessa cosa è successa a me. Alcuni anni dopo avere conseguito la laurea in Scienze sociali e
comportamentali mi sono ritrovata con un cane adulto. Tutto ciò che mi occorreva fare era ricorrere alle
stesse tecniche che avevo appreso: premiare il comportamento desiderato e accertarmi di non
premiare un comportamento che non mi piacesse. Un gioco da ragazzi: e voilà, ecco a voi il cane
perfetto!

Non dovetti sorbirmi tutte quelle storie che gli esperti di cani raccontano finché non ebbi il mio primo
cucciolo. Mi resi conto che allevare un animale giovane, con tutte le sue specifiche necessità di
sviluppo, era una cosa completamente diversa dalla semplice applicazione delle leggi del
comportamento su un individuo adulto . Era giunto il tempo di fare ricerche sui cani. Lessi tutti i libri su
cui mi fu possibile mettere le mani e parlai con molti addestratori. Tutte le fonti concordavano sul fatto
che i cani vivono in una gerarchia e che passano tutto il loro tempo dominando o sottomettendosi gli uni
agli altri. Mi dissero che anche il gioco serve a determinare il relativo rango di ciascun soggetto all’
interno del gruppo; che ogni richiesta che il mio cane mi faceva (soddisfare una delle sue necessità o
giocare con lui) era un tentativo segreto di scalata gerarchica, nella speranza, un giorno o l’altro, di
potere sottomettermi. Mi fu detto che era necessario che mi assicurassi di essere l’individuo Alfa, e che
il modo giusto per ottenere ciò avrebbe previsto una quantità di cose che, mi fu detto, si configuravano
come una sorta di guerra psicologica. Mi fu detto di ignorare tutte le richieste del mio cane. Avrei dovuto
sempre attraversare una porta prima di lui per mostrargli che ero io il leader coraggioso. Avrei dovuto
mangiare prima di lui poiché il lupo Alfa mangia sempre per primo e solo dopo stabilisce chi sarà il
prossimo. Non avrei dovuto permettere al cane di salire sul divano, poiché il capo si sdraia sempre nel
punto più alto quando il branco riposa. Non avrei mai dovuto essere io ad avvicinarmi al cane poiché è il
lupo sottomesso che si avvicina sempre per primo al dominante, ma d’altra parte avrei dovuto
assicurarmi che il cane si facesse da parte mentre io passavo, poiché il lupo dominante non si sposta
mai per lasciare passare i membri inferiori del branco (mi domandavo però come avrei potuto farlo
senza avvicinarmi al cane...). Se si fosse sdraiato da qualche parte non avrei dovuto aggirarlo ma
scavalcarlo, perché altrimenti gli avrei permesso di controllare le vie d’accesso al territorio. Questo e
ancora altro per dimostrarmi quanto fosse assolutamente cruciale mantenere il rango di Capo branco.

Tutto ciò mi sembrava un po’ esagerato, mi domandavo perché tutti cominciassero a parlare di lupi ogni
volta che chiedessi qualcosa sui cani, e come mai mi fosse sempre andata così bene con i miei cani
precedenti, ai quali era sempre stato permesso salire sui divani. Ma chi ero io per polemizzare con
persone che dichiaravano di saperne tanto, o con scienziati che sostenevano di aver studiato i cani?
Molti degli addestratori, inoltre, insistevano affinché educassi il cucciolo facendo ricorso alle punizioni.
Avrei dovuto senza dubbio procurarmi un collare a strozzo, arrabbiarmi per un comportamento che non
mi piaceva e strattonarlo per il collo se era al guinzaglio, o lanciargli lattine piene di monete o di biglie di
vetro oppure ancora spruzzargli acqua sul muso.

Nonostante ciò, non ho mai usato nessun tipo di punizione. Avevo troppa esperienza in laboratorio e
sapevo che genere di orribili effetti collaterali possano avere le punizioni sugli animali, a parte il fatto
che si può insegnare loro perfettamente bene anche senza l’uso della coercizione. Per un po’ di tempo,
però, ho creduto a tutto il resto, e quando vedevo dei cani giocare insieme in un parco, mi sembrava di
riconoscere tutti i tipi di comportamenti atti a stabilire i ranghi. Ma quelle erano brevi osservazioni. I primi
dubbi sorsero quando cominciai ad avere molti cani diversi in casa e ad osservare il loro
comportamento di gruppo per lunghi periodi di tempo. La composizione dei gruppi variava
continuamente. Potevo a stento credere ai miei occhi. Nessuno dei cani era sdraiato sempre nel punto
più alto. Era sempre un cane diverso quello che passava per primo attraverso la porta. Tutti loro, e in
qualunque modo possibile, evitavano le collisioni; di solito entrambi i cani si spostavano un po’ di lato.
Neanche il modo in cui si comportavano con il cibo o i giocattoli seguiva le regole. Sembravano
soprattutto interessati ad essere rispettosi l’uno dell’altro, evitando liti dove possibile, e non erano
interessati a vincere una prova di forza. Nella realtà dei fatti non c’è stata una sola delle mie
osservazioni che abbia confermato una sola delle affermazioni degli esperti.

Decisi quindi di scavare più a fondo nella letteratura di settore, e diedi anche il via al mio personale
progetto di ricerca. Dopo quattordici anni, è emerso un quadro totalmente nuovo della realtà canina,
che mostra che dobbiamo correggere non solo le convinzioni dei profani riguardo ai cani, ma anche
quello che la scienza afferma al riguardo. Si scopre che molti scienziati hanno scritto sui cani senza
averli osservarli personalmente. Quando l’hanno fatto è stato in circostanze altamente artificiali (in
laboratorio). Solo pochi hanno tentato di osservare i cani nel loro habitat naturale, definendoli ‘cani non
esposti all’influenza umana’, senza rendersi conto che i cani domestici sono sempre sotto l’influenza
umana. Molti hanno osservato per periodi relativamente brevi o per brevi intervalli nel corso di un
periodo più lungo, nel complesso pochi mesi.

In realtà se si vuole comprendere una specie sociale bisogna osservare un gruppo di animali nel suo
ambiente naturale, e farlo per almeno un intero ciclo di vita di un membro medio della specie. Presumo
che nessuno abbia pensato di doversi regolare in tal modo per il fatto che i cani ci sono molto familiari.
Abbiamo dato per scontato di conoscerli già e che avevamo bisogno solo di estrapolare qualche
dettaglio. Sbagliato.

Questo libro si basa su osservazioni della vita reale di cani reali nel loro ambiente naturale per
ventiquattro ore al giorno sette giorni alla settimana per quattordici anni. L’intensità del mio studio mi ha
dato la possibilità di scoprire quali informazioni fossero irrilevanti e quali invece importanti. E’ stato
anche uno studio antropologico: oltre ad osservarli, ho partecipato al sistema sociale dei cani cercando
di scoprire e utilizzare le loro regole di interazione invece di imporre loro le mie regole umane.
Permettendo ai cani di insegnarmi, ho dato loro la possibilità di contraddire i miti che gli abbiamo
costruito intorno, di fatto una possibilità di far sentire la loro voce. E’ emerso che ai fini della struttura
sociale non ha nessuna importanza chi passi per primo attraverso una porta o chi prenda possesso del
cibo o di un giocattolo. Questi dettagli erano ogni volta diversi e non è su queste basi che poggia la loro
struttura sociale, né sulla minaccia, l’aggressione o il potere (mito, questo, forse il più dannoso di tutti).
Il sistema sociale del cane si fonda su poche semplici regole di cortesia che mirano innanzitutto a non
disturbare la pace.

Quindi non sentitevi stupidi mentre leggete questo libro. Nonostante la mia laurea in Scienze
comportamentali mi ci sono voluti quattordici anni per trovare la verità in mezzo a tante assurdità. C’è
però qualcuno che dovrebbe decisamente sentirsi stupido: gli addestratori e gli altri ‘esperti’ che hanno
riempito il mondo di così tanta aria fritta, senza prendersi il disturbo di accertarsi di sapere di cosa
stessero parlando. Dopo tutto, le conoscenze sul metodo di apprendimento degli animali sono
disponibili fin dal 1938. Ma è la scienza che in questo caso dovrebbe davvero vergognarsi di se stessa.
Almeno due intere generazioni di scienziati hanno mancato di esaminare le loro proprie motivazioni e
ipotesi e di guardare criticamente alla propria metodologia e, così facendo, hanno perso l’occasione di
essere onesti nei confronti di questa meravigliosa specie che chiamiamo cane.

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