Dal libro: Le 100 cose più stupide che la gente dice di cani

Copyright 2009, 2014 Alexandra Semyonova -- tutti i diritti riservati
Traduzione di Delfina Vitale
Nonlinear Dogs
PARTE 1 - Miti sull’origine e la natura dei cani
Mito 1: Il cane è un discendente del lupo, e per questo
dovremmo considerarlo come una sorta di lupo addomesticato
nel nostro soggiorno.

L’idea del cane come un lupo addomesticato ha un enorme fascino romantico per noi. Immaginiamo il
grande lupo grigio delle regioni nordiche della Terra,un potente animale selvaggio del peso di 70-100
Kg, che trascorre le sue giornate cacciando cervi o alci. Sogniamo i nostri antenati che trovano o rubano
un cucciolo di lupo e lo allevano con grande amore e cura. Immaginiamo questo cucciolo che cresce fino
a diventare amico e compagno dell’uomo e dare alla luce per noi tanti cuccioli addomesticati. Dopo
migliaia di generazioni di questa storia si suppone che sia stato prodotto il cane così come lo
conosciamo adesso. Vediamo una linea diretta di discendenza che va dritta dal nostro cane fino al
potente lupo grigio dei documentari di Discovery Channel. Wow! Un lupo nel nostro salotto, che
sensazione di potenza!

Adesso sappiamo che non è andata così. I nostri antenati non hanno per niente addomesticato il cane,
molto probabilmente è il cane che ha addomesticato se stesso. Inoltre l’antenato del cane non è il mitico
lupo grigio di Discovery Channel. Quel lupo non esisteva neanche quando il cane ha cominciato a
dividersi in una nuova specie: il lupo grigio odierno doveva ancora evolversi proprio come il cane
domestico. Quel che dobbiamo immaginare è un animale molto più piccolo che si era già separato dalla
linea familiare dei lupi, tra i 200.000 e i 500.000 anni fa. Questo antenato non era un cacciatore
specializzato com’è il lupo, ma piuttosto quello che i biologi chiamano un ‘generalista’, un animale che
non si limita ad una particolare fonte di cibo o a un particolare ambiente, ma che può adattarsi a diverse
situazioni. Questo antenato più piccolo aveva probabilmente l’aspetto del dingo e di altri cani primitivi
che ancora oggi vivono allo stato selvatico. Potrebbe non essere stato un animale da branco. Infatti
vivere in branco è raro fra i canidi. Così come molti dei canidi generalisti che vediamo oggi, l’antenato
del cane viveva probabilmente in coppie e gruppi familiari temporanei ed era capace di adattarsi sia a
stare in compagnia che a vivere da solo.

Così adesso state immaginando un animale più piccolo e più simile al cane. Ma cosa ha fatto questo pre-
cane per arrivare ai cani dei giorni nostri? Noi abbiamo qualcosa a che fare con tutto ciò? La risposta a
entrambe le domande risiede nel nostro stesso sviluppo come specie. Come molte specie, abbiamo
lottato per milioni di anni e il nostro numero era limitato dalla disponibilità di cibo. Poi, circa 130.000 anni
fa, abbiamo inventato l’arco e la freccia. Si è trattato di un grande salto ma, contrariamente a quanto
dice il mito, ciò non vuol dire che l’antenato del cane si sia immediatamente unito a noi per aiutarci a
cacciare. Il cane era ancora semplicemente un animale selvatico e, come tutti i canidi selvatici (fino ai
giorni nostri, e anche se vengono allevati in un contesto umano) il cane per noi è rimasto totalmente
inutile durante la caccia.

Quindi il nostro arco e la nostra freccia non hanno fatto sì che all’improvviso un qualche lupo sia
diventato abile al lavoro come un cane da traccia o da caccia, come il mito ci dice. Ciò significa invece
che i nostri antenati ebbero improvvisamente maggiore facilità nel procurarsi il cibo. Cominciarono a
lasciare dietro di sé negli accampamenti piccoli mucchi di rifiuti commestibili che altri potevano trovare. Si
aprì così una nuova sorgente di cibo per altre specie che esistevano in quell’area, e quando una nuova
fonte di cibo si apre in un particolare ambiente, alcuni animali ci si trasferiscono per approfittarne. In
questo caso alcuni dei piccoli antenati del cane attuale, a volte cacciatori e a volte spazzini, furono quelli
che vi si trasferirono. E si trattava di individui attratti da un modo molto più semplice (e sicuro) di
procurarsi da vivere. Tutto quel che dovevano fare era mettersi al seguito dei gruppi di umani e
mangiare nei mucchi di rifiuti che questi si lasciavano alle spalle. Forse, quando i loro sentieri si
incrociavano, gli capitava ancora occasionalmente di imbattersi in loro simili che vagabondavano e
temevano l’uomo e forse ancora qualche volta si accoppiavano con questi animali, ma la maggior parte
dei cuccioli nascevano dagli accoppiamenti che avevano luogo presso i mucchi di rifiuti, tra animali
solitari che adesso si procuravano da vivere frugando nella nostra spazzatura. Era l’embrione della
separazione riproduttiva, e quindi la formazione di una specie separata.

Così, probabilmente circa 130.000 anni fa, ritroviamo una quantità di questi antenati simili al cane che si
sono divisi e sono entrati in una nuova nicchia ecologica. Parzialmente isolati dal punto di vista
riproduttivo in questa nuova nicchia, cominciarono a sviluppare caratteristiche specificamente canine.
Per potersi incontrare presso i mucchi di rifiuti, e di conseguenza potersi accoppiare, questi animali
dovevano possedere particolari qualità. Dovevano essere preparati a mangiare cibo già pronto invece di
cacciare (il cibo che attualmente diamo ai nostri cani è ancora fatto dei nostri scarti, anche quelli delle
marche più alla moda e costose). Se vivevano in gruppi dovevano essere disposti a separarsi,
preferendo vagare da soli o in coppia (anche presso gli accampamenti non ci sarebbe stato abbastanza
cibo per un gruppo numeroso). Dovevano essere capaci di condividere lo spazio (la discarica) con degli
sconosciuti della propria specie che avevano già scoperto questa nuova fonte di cibo. E, soprattutto,
dovevano avere una paura degli umani inferiore alla media. Questi animali stavano elaborando una
scelta; erano più che mai lontani dal loro cugino lupo, ma non erano neanche ancora cani domestici. La
scelta che alcuni di loro fecero li condusse fino al punto di diventare una sorta di cane pre-domestico. L’
anatomia di questo animale era ancora adattata a una vita da viaggiatori, dal momento che si
spostavano al seguito di gruppi di umani nomadi. Probabilmente questo è il motivo per cui gli archeologi
non trovano resti tipicamente canini provenienti da questo periodo. Il corpo del cane non era ancora
cambiato, anche se il suo comportamento e il suo cervello erano già in fase di modifica. Ma prima che
questo animale potesse divenire un vero cane domestico la nostra stessa specie doveva fare il suo
prossimo passo.

Questo passo successivo avvenne circa 12.000 anni fa quando cominciammo a sviluppare l’agricoltura.
Gli umani smisero di vagabondare come cacciatori e raccoglitori e cominciarono a vivere in insediamenti
permanenti. Adesso anche il pre-cane poteva stabilirsi e vivere permanentemente presso le discariche.
Adesso non si sarebbe imbattuto più nei suoi consanguinei che erano ancora cacciatori e ancora
timorosi degli umani, nemmeno per caso. Non ci sarebbero stati più accoppiamenti con i cacciatori,
neanche occasionalmente. Il suo corpo poteva ora adattarsi ad una vita stanziale, a parte tutti i
cambiamenti che erano già avvenuti nel suo cervello e nel suo comportamento. Nel volgere di un breve
periodo di tempo il cane, così come lo conosciamo oggi, diventò un fatto compiuto. Questo è il periodo in
cui cominciamo a trovare dei resti di scheletri realmente canini. Gli altri rami della famiglia proseguirono
sulla loro strada di cacciatori e divennero i cani selvatici che oggi vediamo su Discovery Channel. Il lupo
grigio dei giorni nostri non ha nulla a che vedere con tutto ciò.

Fatto: Il cane e il lupo sono imparentati fra di loro nello stesso modo in cui noi siamo imparentati con il
nostro cugino di sesto grado, e nello stesso modo siamo tutti imparentati a un qualche altro tipo di
primati (scimmie superiori o inferiori): abbiamo un antenato in comune. Questo è tutto. Ma il cane
decisamente non discende dal lupo grigio non più di quanto noi non discendiamo da nostro cugino.

Belyaev, DK, Trut, LN, Some genetic and endocrine effects of selections for domestication in silver foxes, in The Wild Canids, Fox, MW,
ed., Van Nostrand Reinhold, New York, 1975.
Belyaev, DK, Plyusnina, IZ, and Trut, LN, Domestication in the silver fox (Vulpes fulvus desm): changes in physiological boundaries of the
sensitive period of primary socialization, Applied Animal Behavior Science 13:359–70, 1984/85.
Coppinger, R, Coppinger, L, Dogs: a startling new understanding of canine origin, behavior, and evolution, Scribner, New York, 2001.
Koler-Matznick, J, The origin of the dog revisited, Anthrozoos 15(20): 98–118, 2002.
Sibly, RM, Smith, RH, Behavioural Ecology: Ecological Consequences of Adaptive Behaviour, Blackwell Scientific Publications, Oxford,
1985.


Mito 3: Tutto quello che sappiamo sui lupi si può applicare anche
ai cani.

Abbiamo già visto che esistono varie ragioni per le quali questo non è vero. L’antenato del cane è
diventato un cane perché ha abbandonato la nicchia ecologica che il suo progenitore potrebbe avere
condiviso con l’antenato del lupo probabilmente circa 500.000 anni fa. Non tutti gli scienziati sono d’
accordo sul momento esatto, ma questo non è poi così importante. Rimane il fatto che il cane domestico
si è evoluto in un ambiente del tutto differente da quello del lupo. La loro somiglianza genetica dice tanto
(o poco) quanto la nostra somiglianza con le varie scimmie.

Ma c’è di più. Anche se potessimo applicare ai cani quello che sappiamo sui lupi, il fatto è che non
sappiamo davvero molto sui lupi. Questo potrebbe sorprendervi. Infatti molto è stato pubblicato — libri,
articoli, documentari televisivi  — e la maggior parte con tono autorevole. Di sicuro dovremmo sapere
tutto su di loro? Il problema è che la maggior parte di quello che la gente pretende di conoscere sui lupi
si basa o su fantasie e speculazioni, o su dati insufficienti, o su ricerche non impostate correttamente.

Per centinaia di anni l’umanità ha ingaggiato una guerra di annientamento contro il lupo, perché lo ha
sempre visto come un antagonista nella caccia e un pericolo per il suo bestiame. Potrebbe esserci stato
un tempo in cui il lupo non aveva paura dell’uomo, ma molto prima che avessimo sviluppato la scrittura
e, di conseguenza, la scienza. Quando abbiamo deciso di studiare il lupo, questo animale era diventato
così schivo da renderci quasi impossibile osservarlo nel suo habitat naturale. Ciò prima di tutto perché
già a quel tempo erano rimasti pochissimi lupi da studiare. E in secondo luogo perché gli unici che erano
sopravvissuti avevano imparato a rifugiarsi nella foresta nello stesso istante in cui sentivano il nostro
odore. Per più di cento anni è stato quasi impossibile anche soltanto vedere un lupo allo stato brado, e
tanto meno studiare il suo comportamento, escluso quello di fuga di fronte a una minaccia per la sua vita.

Dunque i lupi fanno del loro meglio per non essere osservati in natura dagli esseri umani, mentre la
scienza richiede che le conclusioni siano basate sull’osservazione. Gli studiosi restarono perplessi per
un po’, poi escogitarono una soluzione. Una volta riusciti a colpire un lupo con una siringa di anestetico,
lo dotano di un radio-collare, quindi lo liberano affinché si riunisca al branco. Fatto questo, riescono a
localizzare il gruppo di lupi seguendo il segnale trasmesso dal collare. Quello che generalmente gli
scienziati fanno è sorvolare la zona nella speranza di captare il segnale. Qualche volta sono fortunati:
individuano i lupi e provano a seguire il gruppo, osservando il loro comportamento dall’alto. Tuttavia ciò
comporta un problema. Da quando l’aeroplano è stato inventato, la gente, come al solito, ha abusato di
questa tecnologia, cominciando a uccidere i lupi dal cielo. A questo punto il lupo ha avuto più di un
centinaio di anni per imparare che il rumore di un aereo è un segnale di morte. I lupi che sentono
avvicinarsi un aereo non si distendono in un campo aperto a mostrarci i loro comportamenti naturali, ma
vanno a nascondersi nel più breve tempo possibile. Ancora una volta, il solo comportamento che gli
scienziati possono vedere è quello della fuga. Discovery Channel può anche far sembrare le cose come
se si camminasse nei boschi e si seguisse un gruppo di lupi da vicino, ma non è così che funziona. Le
riprese che vedete in televisione spesso sono il frutto di lunghe e accurate ricerche e inseguimenti, e poi
filmate con teleobiettivi delle dimensioni di un braccio umano. Questi sono colpi di fortuna e il risultato di
una pazienza enorme. Molti di quelli che fanno ricerche sui lupi selvatici impiegano anni solo per trovare
e analizzare escrementi di lupo senza mai poter gettare uno sguardo su un lupo in carne e ossa.

Per questo motivo la gran parte delle ricerche pubblicate sui lupi sono state fatte su lupi in cattività. Gli
scienziati riuniscono insieme tutti i lupi che per varie ragioni sono disponibili, e li alloggiano in una
riserva. Nel migliore dei casi il recinto può essere ampio un paio di chilometri quadrati. I lupi sono
alimentati quotidianamente. Gli scienziati possono osservare ciò che fanno gli animali, dal momento che
questi ultimi non possono fuggire da nessuna parte. Questa è, ovviamente, una situazione altamente
artificiale. Innanzitutto i lupi esprimono i loro comportamenti mentre sono osservati dai loro guardiani.
Questo significa che vengono osservati sempre in stato di stress, e nessuno sa cosa essi facciano
quando non ci sono umani intorno. In secondo luogo, non ci dà nessuna idea su cosa i lupi avrebbero
fatto se avessero dovuto procurarsi il cibo, invece di stare stesi tutto il giorno senza nulla da fare. Infine
gli scienziati hanno creato gruppi di individui estranei selezionati arbitrariamente, e li hanno chiusi in una
innaturale piccola quantità di spazio, costringendoli a vivere gli uni con gli altri in uno spazio limitato per
tutta la vita, che gli piaccia o no.

Ciò è contrario a tutte le circostanze naturali. Poche sono le cose che sappiamo con sicurezza sui lupi
che vivono liberi nelle foreste. In natura un gruppo di lupi viaggia in un territorio troppo grande perché
un essere umano possa abbracciarlo. Viaggiare è la loro principale attività, dedicando le loro giornate
alla ricerca di cibo. Un branco naturale non è una collezione di estranei. Un branco naturale è una
famiglia i cui membri si conoscono dalla nascita. Questi rimangono insieme volontariamente, e ognuno di
loro potrebbe lasciare il branco se volesse. Possono anche lasciare il branco per cercare un compagno
e crearsi una propria famiglia. Non devono per forza rimanere insieme più di quanto voi non dobbiate
vivere con i vostri genitori per sempre.

Non si imparerà molto sul comportamento naturale dei lupi chiudendo un gruppo di estranei in una
piccola area, e osservando quanto siano annoiati, tranne forse il fatto che sono così tolleranti e sociali
da non uccidersi a vicenda. Il Dott. L. David Mech, la massima autorità vivente in fatto di lupi, stigmatizza
questa situazione con queste parole: ‘Un tale approccio è analogo a quello di provare a trarre
conclusioni sulle dinamiche delle famiglie umane studiando gli esseri umani in un campo profughi.’

Anche quando possiamo gettare uno sguardo sulla vita del lupo in natura, oggi osserviamo una specie il
cui habitat è stato per lo più distrutto. Il cibo è per loro adesso molto più scarso di cento anni fa. Così il
suo spazio vitale. In ogni caso, stiamo osservando lupi il cui comportamento è stato influenzato dalla
nostra presenza, che ha causato loro un sacco di problemi.

Fatto: Il cane non è un lupo. Se si vogliono conoscere i cani, bisogna guardare i cani. Ma, a parte
questo, e se sia o no possibile applicare le conoscenze sui lupi ai cani, il fatto è che, in primo luogo, non
abbiamo molte conoscenze sui lupi. Le storie che si raccontano su di loro sono troppo spesso racconti di
cacciatori e aneddoti sostanzialmente senza senso, basate su miti, fantasia, immaginazione,
speculazioni, proiezioni, menzogne e/o ricerche mal progettate; o basate sull’osservazione del loro
comportamento in un habitat che si decompone e va scomparendo proprio sotto i loro piedi. Non è più
possibile studiare il comportamento dei lupi senza che alcun tipo di influenza umana interferisca con il
quadro d’insieme.

Mech, LD, The Wolf: The Ecology and Behavior of an Endangered Species, University ofMinnesota Press, Minneapolis, 1970 (8th ed 1995).
Mech, LD, Alpha status, dominance, and division of labor in wolf packs. Canadian Journal of Zoology 77:1196-1203. Jamestown, ND:
Northern Prairie Wildlife Research Center HomePage. <www.npwrc.usgs.gov/resource/mammals/alstat/> accessed 3rd Dec 2013.
Mowat, F. Never Cry Wolf; The Amazing True Story of Life Among Arctic Wolves, McClelland andStewart, Toronto, 1963.


Mito 4: Il cane domestico è un cacciatore.

Abbiamo visto che l’evoluzione del cane domestico è probabilmente iniziata quando il suo antenato ha
scoperto i depositi dei rifiuti umani come una nuova risorsa di cibo sicura e facile. E’ possibile che questi
primi animali da discarica furono capaci di scoprire la nuova fonte di cibo perché erano particolarmente
intelligenti. E’ anche possibile che fossero soltanto particolarmente pigri. Quale spiegazione si preferisce
dipenderà dall’opinione che si ha dell’attuale cane domestico.

In ogni caso la decisione di passare dalle vecchie abitudini di vita ai rifiuti alimentari umani è stata
estremamente importante. Gli animali da discarica dovevano osare di avvicinarsi abbastanza agli esseri
umani, e dovevano essere in grado di mangiare in presenza del nostro odore. Questo li ha portati al
relativo isolamento dai membri della loro specie che continuavano a vagare e ad evitare gli uomini. All’
inizio, quando gli esseri umani andavano a caccia con i loro archi e le loro frecce, l’antenato del cane
domestico potrebbe probabilmente averli seguiti da una breve distanza, aspettando fino a quando non si
fossero allontanati dal mucchio di rifiuti. Questa nuova nicchia ecologica sottopose il progenitore del
cane a un tipo di selezione naturale diverso rispetto all’antenato che continuava a vivere lontano dall’
uomo. Il nostro animale da discarica potrebbe ancora avere completato la sua dieta con vagabondaggi
sporadici, ma anche la caccia occasionale di piccole prede era diventata molto meno importante per lui.
A questo punto egli avrà ancora avuto bisogno di un corpo adatto a percorrere lunghe distanze, dal
momento che noi continuavamo a farlo, ma la Natura aveva già selezionato un cervello che trattasse
differentemente la paura e l’aggressività.

Quando i nostri antenati scoprirono l’agricoltura e diedero inizio all’allevamento, lo sviluppo del cane
subì un’accelerazione. La grande efficienza della nostra produzione alimentare, che ci ha permesso di
diffonderci su tutta la Terra, ha fatto sì che gettassimo via molti più resti ancora commestibili. Il
progenitore del cane potrebbe avere abbandonato del tutto il vagabondaggio e la caccia e preso stabile
dimora nei pressi della discarica. Questo lo avrebbe condotto a vivere a contatto più stretto con noi. Non
ci saremmo più lasciati alle spalle le discariche e non ci saremmo più mossi. Poiché probabilmente era
ancora troppo pericoloso allontanarsi dai villaggi, le discariche furono stabilite vicino ad essi. Questo
significa che il cane pre-domestico doveva essere in grado di mangiare mentre esseri umani erano
proprio dietro l’angolo, e sarebbero potuti apparire da un momento all’altro con un nuovo carico di rifiuti.
Il fatto che abbia potuto fare ciò significa che le parti del suo cervello deputate alla paura erano già
cambiate. E significava anche che non avrebbe più incontrato i suoi conspecifici che evitavano ancora
gli esseri umani e il loro odore.

L’isolamento riproduttivo era ormai un dato di fatto. I geni del pre-cane a questo punto divennero
soggetti a un regime di selezione naturale completamente diverso da quello della vecchia nicchia di
vagabondaggio e, a volte, di caccia. Questo animale adesso non ha più bisogno di essere in forma per
percorrere lunghe distanze o per una vita di caccia. Lo scheletro, i muscoli e il cervello del pre-cane
potrebbero ora aver iniziato ad adattarsi alla vita sedentaria. Egli non ha più bisogno di uccidere
neanche occasionalmente per mangiare. La capacità di un morso schiacciante, necessario per afferrare
e uccidere la preda, ha iniziato a scomparire. Le sue mascelle e i suoi denti sono diventati più piccoli,
così come il suo cranio e il suo cervello.

Ma non soltanto il cambiamento nell’alimentazione ha causato la scomparsa del morso che uccide. Gli
esseri umani, ancora ai giorni nostri, non tollerano nel loro ambiente animali pericolosi per sé o per il
bestiame. I nostri antenati probabilmente hanno aggiunto la loro pressione selettiva a quella della
Natura, uccidendo quei cani che attaccavano gli esseri umani o i loro animali. Se voleva restare vicino all’
uomo e mangiare comodamente e tranquillamente alle nostre discariche, il cane primitivo doveva
sbarazzarsi di ogni forma di aggressività. Non soltanto doveva astenersi dall’attaccare l’uomo, ma anche
i suoi polli, le sue pecore, le sue mucche. L’aggressione mortale non era diventata soltanto superflua
per il cane primitivo, ma anche controproducente, riducendo le sue possibilità di sopravvivenza.

Fatto: Il cane domestico non è un cacciatore, ma uno spazzino.

Vedi anche: Mito 5

Beck, AM, The ecology of ‘feral’ and free-roving dogs in Baltimore, Ch 26, in Fox MW (ed),The Wild Canids, Van Nostrand Reinhold Co, MY,
1975.
Beck, AM, The Ecology of Stray Dogs: A Study of Free-ranging Urban Animals, York Press,Baltimore, 1973.
Beljaev, DK, Trut, LN, Some genetic and endocrine effects of selections for domesticationin silver foxes, in The Wild Canids, Fox, MW, ed.,
Van Nostrand Reinhold, New York, 1975.
Beljaev, DK, Plyusnina, IZ, and Trut, LN, Domestication in the silver fox (Vulpesfulvus desm): changes in physiological boundaries of the
sensitive period of primary socialization, Applied Animal Behavior Science 13:359–70, 1984/85.
Coppinger, R, Coppinger, L, Dogs: a startling new understanding of canine origin, behavior, andevolution, Scribner, New York, 2001.
Sibly, RM, Smith, RH, Behavioural Ecology: Ecological Consequences of Adaptive Behaviour,Blackwell Scientific Publications, Oxford,
1985.
Trut, LN, Early canid domestication: the farm-fox experiment, American Scientist, March–April, 160–169, 1999.


Mito 5: Ma il mio cane è ovviamente un predatore, in quanto
uccide gatti (o conigli, o pecore).

Quando la gente dice che il cane è un predatore, sembra voler dire che è un cacciatore. In realtà, un
predatore e un cacciatore non sono la stessa cosa. Dopo tutto, tecnicamente parlando, una pecora è un
predatore (vedi Mito 29), ma noi generalmente non parliamo di aggressività predatoria se una pecora ci
morde. E’ vero che alcuni cani a volte uccidono altri animali. Tuttavia questo non rende ancora il cane
un cacciatore. Un cacciatore non è solo un animale che uccide: è un animale che uccide per mangiare.
La sequenza comportamentale di un vero cacciatore che uccide gli altri animali per mangiarli si presenta
così:

fiuto > traccia > individuazione a vista > inseguimento > caccia > presa > uccisione > dissezione > pasto

Questo non è un insieme di comportamenti arbitrari, ma una catena funzionale, una serie di passi volti a
raggiungere un obiettivo. L’obiettivo è mangiare. E’ possibile dire che un animale è un cacciatore solo
quando mostra l’intera catena, e quando lo fa al fine di ottenere un pasto. Non è possibile considerare
un animale cacciatore solo perché somiglia a un antenato che viveva di caccia, o perché qualche volta
mostra segni del vecchio comportamento semplicemente a causa del modo in cui è costruito il suo
corpo. I cani domestici non uccidono per mangiare. Se li si abbandona in un bosco moriranno di fame, a
meno che non ci sia nelle vicinanze un campeggio dove si trovino abbastanza resti di cibo per tenerli in
vita.

Il cane si è evoluto nelle discariche di rifiuti. Non ha bisogno di uccidere per mangiare. L’aggressività
non soltanto ha perso la sua funzione, ma è addirittura diventata una minaccia per la stessa
sopravvivenza del cane in nostra presenza. Il morso che uccide è scomparso dal suo naturale schema
comportamentale. Altre parti della sequenza, che per un motivo o per l’altro non ci siamo preoccupati di
eliminare, furono meno soggette alla selezione umana. Altre sono ancora utili per la ricerca di cibo fra i
rifiuti. Così, un po’ la selezione operata dall’uomo, un po’ l’indifferenza umana, e un po’ le esigenze dell’
attività di ricerca tra i rifiuti hanno operato per allontanare sempre più il cane da qualsiasi antenato
cacciatore abbia avuto.

Questo, tuttavia, è un fenomeno molto recente. In termini di evoluzione 130.000 o 12.000 anni sono un
battito di ciglia. I cani sono ancora modellati fondamentalmente nello stesso modo in cui lo erano mezzo
milione di anni fa. Hanno ancora quattro zampe e la capacità di correre veloci. Non hanno ancora le
mani, ma solo la bocca per afferrare le cose. Il loro olfatto è ancora molto sviluppato, eccellente per
trovare cibo fra carta e plastica. Il loro udito è ancora acuto ma ora sintonizzato sui toni più bassi di
quello dei veri cacciatori, sintonizzati invece su toni più alti. Alcuni originali schemi ancestrali possono
essere latenti presentandosi sotto forma di istinti. Per esempio, un cane può orientare lo sguardo su
qualcosa che si muove. Ma questo è un modello che risale a un antenato ancor prima che i rettili e i
mammiferi si dividessero, quasi tutti gli animali lo fanno, non è una caratteristica specifica dei cacciatori.
Un cane può istintivamente scattare verso qualcosa che sfreccia vicino a lui, il che potrebbe essere un
riflesso da cacciatore, ma questo non è ancora cacciare, non più di una scimmia che afferri
istintivamente una palla che le viene incontro, si può dire che produca utensili.

Alcuni dei vecchi schemi sembrano effettivamente essere ancora presenti perché il corpo del cane è
modellato in questo modo. I cani giovani si rincorrono per gioco, ma anche i vitelli. Essi provano la gioia
di usare il loro corpo, che ha quattro zampe, e di praticare le loro abilità sociali. Quando i cani domestici
si mordono giocando, non stanno praticando la caccia, ma si stanno esercitando a non mordere troppo
forte. Quando afferrano o raccolgono qualcosa con la bocca non lo fanno perché sono cacciatori con l’
impulso di mordere, ma solo perché non hanno le mani. Quando sembra che inseguano un topo,
probabilmente sono solo curiosi, perché i cani amano conoscere ciò che vive nel loro ambiente.
Inseguire o fissare lo sguardo dipende solo dal modo in cui è costruito il loro corpo, anche se, per
essere onesti, noi non ci comportiamo in modo molto diverso quando vogliamo piombare di nascosto su
qualcosa. I nostri cani potrebbero volere rincorrere i topi, ma probabilmente non hanno intenzione di
ucciderli, né la maggior parte di loro di mangiarli.

E per quanto riguarda i nostri cani assassini di gatti e pecore? Guardiamo innanzitutto come
probabilmente era il cane in principio, almeno 12.000 anni fa. Per fare questo dobbiamo andare nel
Terzo Mondo, dove questi incroci primitivi si possono ancora trovare circolanti nei villaggi o intorno alle
discariche. Essi sono i diretti discendenti del cane originale, ma lo sono anche i nostri cani. Allora qual è
la differenza? La differenza è che gli esseri umani non hanno mai pasticciato con i geni dei cani dei
villaggi del Terzo Mondo per renderli cani da caccia, da combattimento o cani alla moda. Questi cani
sono stati selezionati solo dalle necessità della nicchia ecologica in cui vivono. Una selezione naturale e
non umana li ha creati, a parte il contributo umano piuttosto insistente nell’eliminare del tutto l’
aggressività uccidendo i cani che spaventavano o aggredivano uomini o il loro bestiame, bambini o polli.
Si può presumere che questi cani dei villaggi del Terzo Mondo rappresentino l’originale cane naturale.
Questi cani naturali non mostrano la sequenza di caccia spiegata prima, ma solo parti separate della
catena. Essi assumono questi comportamenti soprattutto durante il gioco, e non c’è reale aggressione,
come fra la maggior parte dei nostri cani. Per lo più questi cani vagano per i villaggi o guardano gli
esseri umani che si avvicinano alle discariche, rimanendo in secondo piano, sdraiati all’ombra, senza
cacciare né mordere alcunché. La fuga è la loro prima reazione a tutto ciò che percepiscono come una
minaccia (a meno che, ovviamente, non siano con le spalle al muro).

Se ora ci spostiamo a guardare le discariche vicine alle grandi città dei settori industriali dei Paesi del
Sud America, abbiamo un quadro diverso (descritto dai Coppinger nel loro libro e da diversi miei amici
che hanno vissuto in questi paesi). Qui, oltre ai vari cani piccoli o di media taglia che chiamiamo meticci,
troviamo anche cani più grandi che possiamo identificare come appartenenti a ‘razze ufficiali’ (quelle che
sono state create recentemente dall’uomo). Questi sono cani di città che sono scappati o sono stati
abbandonati dai loro padroni. A differenza dei meticci, alcuni di questi cani esibiscono il morso che
uccide. Non c’è da meravigliarsi di ciò, ed ecco perché. In questi paesi è ancora molto diffusa la cultura
del machismo. Le discariche del Sud America sono piene di pit bull e di rottweiler. Si tratta di razze in cui
gli umani hanno lavorato duramente per far rivivere il morso che uccide, mettendo insieme programmi di
selezione concentrati e precisi per produrre cani assassini. Questi cani selezionati e allevati dall’uomo
minacciano chi si avvicina alla discarica e, a differenza dei meticci che si trovano in giro, sono molto
pericolosi. Questo contrasto ci dà la chiave per capire perché alcune persone hanno un problema con il
loro cane che uccide altri animali, fatto erroneamente attribuito all’istinto di caccia.

Per circa un secolo, prima che fossero istituiti i registri delle razze ufficiali, abbiamo pasticciato
intensamente con il cane naturale. Una volta che abbiamo capito come funziona l’ereditarietà, abbiamo
iniziato a far rivivere varie parti della latente catena comportamentale del cane in base alle nostre
preferenze. Abbiamo fatto questo selezionando differenze nel corpo e nel cervello dei cani che abbiamo
allevato. Infatti i geni specificano soltanto il potenziale, ma scompigliando questi, abbiamo disturbato il
potenziale. Spiegherò come funziona nei Miti 38 e 39. Per ora è sufficiente dire che abbiamo creato il
Pointer esagerando le parti della sequenza di caccia ‘individuazione a vista’ e l’inizio della sezione
‘inseguimento’ per ottenere un cane che si blocca all’inizio dell’inseguimento. Questa è la posizione di
puntamento. Il Border Collie è selezionato per la ‘vista’ e ‘l’inseguimento’. Egli ‘dà occhio’ e si avvicina
alla pecora nella postura di inseguimento furtivo, pronto per il balzo. Potrebbe anche pinzare la pecora
alle calcagna, ma senza attaccarla. Il retrivier è selezionato per il morso da presa ed esegue questo
morso delicatamente, senza passare al morso assassino. Il pit bull ha il morso che uccide e che
disseziona, ma senza le precedenti parti della sequenza (né inseguimento di soppiatto, né congelamento
della postura né alcun altro segnale di preavviso).

Se il vostro cane uccide gatti o conigli, appartiene probabilmente ad una razza in cui gli allevatori hanno
fatto rivivere con troppo entusiasmo il morso da presa selezionando mutamenti nel suo cervello.
Vediamo spesso questo in varie razze di cani da caccia, così come in quelle razze comunemente
utilizzate dalle forze di polizia (per esempio il Pastore Tedesco e il Pastore Belga Malinois) e nelle razze
che abbiamo appositamente creato per una effettiva aggressione mortale (per esempio alcuni terrier, e
le cosiddette razze bull terrier). E’ l’interferenza del moderno consumismo che ha creato cani con uno o
due riflessi selezionati o fortemente esasperati. Nella sua fantasia sul lupo, la gente crede che il cane
stia mostrando parti della catena di caccia dei lupi, dimenticando che molti di questi comportamenti
hanno acquisito una diversa funzione dal momento in cui il cane è diventato spazzino. Fiuto e traccia
sono altrettanto necessari per trovare roba commestibile nella spazzatura. La corsa è altrettanto buona
per la fuga, così come per inseguire qualcosa. Tutti gli animali devono mordere e masticare per
mangiare, anche quelli erbivori. Quindi anche se questi comportamenti sono retaggi di un passato da
cacciatori, questi cani mostrano soltanto alcune parti della sequenza, e queste parti hanno acquisito un
nuovo significato e una nuova funzione. Tuttavia, mostrare frammenti della sequenza di caccia non fa
del cane un vero cacciatore. Un reale cacciatore mostrerà l’intera sequenza e soltanto quando è utile e
funzionale. Il nostro intervento nell’allevamento non ha affatto ravvivato l’antica catena naturale.
Piuttosto ci siamo avvantaggiati delle caratteristiche del cane naturale e, con il ricorso alla selezione
artificiale, abbiamo creato cani che mostrano comportamenti distinti ed esagerati, per poi prendere in
giro noi stessi credendo che ciò abbia a che fare con un selvaggio ‘predatore’. Tutto quello che abbiamo
fatto è creare anomalie. Spesso a questo processo si è accompagnata una distorsione del corpo del
cane. Tutti questi cani sarebbero senza speranza se dovessero cacciare davvero e probabilmente
morirebbero di fame se dovessero ricorrere alla caccia per nutrirsi.

A parte il nostro interesse consumistico per i suoi geni, ci sono anche altre ragioni per le quali il vostro
cane potrebbe uccidere altri animali. Se non è un pit bull o uno di quei cani che sono stati selezionati per
la taglia esagerata o l’aggressività, e se gli avete consentito di svilupparsi normalmente giocando con gli
altri cani da quando era cucciolo, avrà imparato il controllo del suo morso con grande precisione,
indipendentemente da quanto sia eccitato. Questa è una cosa che tutti i cani naturali imparano da
cuccioli come una cosa normale, quando non ci sono in giro esseri umani che impediscono loro di
interagire con gli altri cani. Se siete iper-protettivi con il vostro cucciolo, e non gli permettete di giocare
spesso e a lungo con altri cani, gli impedite di imparare il controllo del suo morso. Può mordere troppo
forte senza neanche sapere cosa stia facendo e senza volere arrecare alcun danno. Non ha nemmeno
idea di cosa potrebbe fare con i suoi denti. E questo non perché sia un cacciatore, ma piuttosto per una
carenza educativa.

Le punizioni possono anche essere una ragione per cui un cane uccide gatti o altri animali, anche se
non appartiene alle razze che noi abbiamo reso assassine. Se un cane è punito spesso in presenza di
altri animali, alla fine comincerà a diventare aggressivo nei loro confronti. I cani generalmente non
associano le punizioni al loro comportamento, piuttosto tendono ad associare la punizione a qualcosa
che capita che sia vicino quando avviene la punizione stessa. In altre parole il vostro cane non capirà
che lo state punendo perché ringhia al gatto, o caccia il gatto lontano dal suo cibo, o perché è troppo
interessato alle pecore. Ciò che il cane percepisce è che lo si punisce spesso quando c’è il gatto
intorno, oppure ogni volta che si avvicina alle pecore. Ora, è un fatto provato che la punizione molto
spesso suscita aggressività. Quando si uniscono questi due fatti, si ottiene una logica conseguenza. Il
cane punito proverà sempre di più a cacciare via il maledetto gatto prima che ve ne accorgiate e
ricominciate a dare di matto. Tutto quello che si vedrà è che il cane continuerà ad inseguire il gatto, e
sempre più accanitamente, così da essere punito sempre più duramente. Il gatto diventa sempre più
ostile verso il cane, e l’aggressività, che abbastanza normalmente la punizione evoca, diventa sempre
più incontrollata. Se il cane adesso ha la possibilità di inseguire un gatto (o una pecora), a questo punto
potrebbe benissimo ucciderlo. Questo non significa che il cane è un cacciatore, perché anche i ratti e i
topi, prede che non hanno mai cacciato, in laboratorio mostrano la stessa aggressività quando sono
puniti. Un cane che uccide altri animali è spesso il risultato di una educazione data inavvertitamente dal
proprietario, che lo ha indotto a diventare aggressivo verso di loro.

Capita spesso che un cane scappi e torni dopo avere ucciso un gatto, o un coniglio o una pecora.
Potrebbe lasciare l’animale morto dove si trova, o potrebbe tornare portando in bocca il gatto o il
coniglio. Voi pensate di avere a che fare con l’istinto di caccia, ma osserviamo le cose ancor più da
vicino.

Se si torna a guardare la catena di caccia, si nota che manca qualcosa nel comportamento del vostro
cane, e cioè le ultime due parti della reale sequenza di caccia. Il vostro cane non lacera il gatto che ha
preso, né lo mangia. I pit bull (e le altre razze aggressive) spesso invece durante un attacco eseguono
lo squarciamento con movimenti volti a dissezionare. Ma spesso continuano l’attacco a lungo anche
dopo che l’altro animale è morto, e poi improvvisamente si calmano e si allontanano. Non vedrete mai un
cacciatore fare una cosa del genere. Il cane che ha sofferto una carenza educativa nella sua giovinezza
proprio non si rende conto che sta mordendo troppo forte. Non intende provocare danni, né tanto meno
cacciare. Il cane punito non è aggressivo naturalmente. La sua reazione aggressiva è indotta dalla
punizione, il che non ha niente a che fare con la caccia. Il cane vuole solo sbarazzarsi del gatto, se è
possibile, una volta per tutte, così finirà la punizione.

A volte accade che un cane a cui è stato permesso di giocare con altri cani da giovane e che non è mai
stato punito in presenza di altri animali, scappi e vada ad attaccare un gregge di pecore. Anche in
questo caso, il cane non sta cacciando, ma sta giocando. Il cane insegue la pecora, la afferra, la ferisce
malamente o la uccide. Poi il cane passa alla caccia di un’altra pecora che sta provando a fuggire,
eseguendo la sequenza tutta da capo. Per questo cane il gioco è interessante soltanto finché l’altro
animale è in movimento. Il punto non è mangiare. Il cane che uccide le pecore spera ancora di trovare la
sua cena nella ciotola quando torna a casa. Questo rende il gioco e la motivazione completamente
diversi da quelli di un cacciatore. Il vero cacciatore non gioca quando insegue gli altri animali, ma è
coinvolto in una attività seria, ovvero procurasi il cibo. Il vero cacciatore deve impiegare moltissima
energia solo per la mera sopravvivenza, e perciò è attento a non sprecarne. La caccia è fatta nel modo
più efficiente possibile. Il lupo prende una singola preda e la mangia con il pelo e la pelle. E’ questo che
permette ai biologi di sapere se è stato un lupo o un cane ad attaccare un gregge nella notte.

Fatto: Il vostro cane col pedigree non è un prodotto della Natura, ma piuttosto della società dei consumi.
La nostra interferenza nei suoi geni lo ha, per così dire, smontato, rimuovendo un certo numero di
caratteristiche tipicamente canine e aggiungendone altre desiderate dall’uomo ed esagerate, che la
Natura non avrebbe mai scelto, ed effettivamente lo ha allontanato dal vero cane naturale. Siamo stati in
grado di fare questo perché il cane discende da un animale che qualche volta cacciava. Egli ha
fondamentalmente lo stesso corpo del cane naturale e alcune delle vecchie strutture cerebrali, ma in
forma ridotta o modificata. Ma questa non è affatto la stessa cosa che dire che l’attuale cane domestico
è un cacciatore. Un attuale cane domestico che uccide ha altre ragioni per farlo. Il suo comportamento è
o un’esagerazione distorta e non funzionale di comportamenti separati che hanno colpito la nostra
fantasia, o è dovuto alla mancanza di educazione o a una educazione crudele . Non ha niente a che fare
con l’impegno serio di procurarsi del cibo o con il naturale comportamento del cane domestico come
specie.

Fatto: Il cane domestico è uno spazzino, incluso il vostro cane assassino.

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