Nonlinear Dogs
PARTE 1 - Miti sull’origine e la natura dei cani
Dal libro: Le 100 cose più stupide che la gente dice di cani

Copyright 2009, 2014 Alexandra Semyonova -- tutti i diritti riservati
Traduzione di Delfina Vitale
Mito 10: I cani vivono in una gerarchia di dominanza, con il cane
Alfa al vertice come leader assoluto.

Una delle cose che sentiamo dire più spesso sui cani è che la dominanza è estremamente importante nell’
organizzazione dei loro gruppi, e che le loro interazioni sono tutte fondate sull’acquisizione e sul
mantenimento di uno status. Il cane con il rango più alto domina quello di grado inferiore, che si sottomette.
I cani provano sempre a salire di grado perché sanno che un rango più elevato offre maggiori vantaggi.
Tutta questa storia, ancora una volta, è basata su ciò che si dice dei lupi e di come questi formino i loro
branchi. Questo è un mito sui cani che sembra che tutti conoscano, non soltanto i proprietari di cani, ma
anche chi un cane non l’ha mai avuto, né mai lo vorrà. E’ molto raro incontrare persone che non credono in
questo mito.

Pertanto probabilmente vi sorprenderà scoprire che ora sappiamo (grazie al Dott. L. David Mech) che
nemmeno i lupi vivono in una gerarchia di dominanza. Per vivere in una gerarchia di dominanza e basare il
proprio comportamento verso gli altri su chi ha quale rango, bisogna essere in grado di fare un bel po’ di
astrazioni. Si dovrebbe avere una mappa della struttura sociale nella propria testa, nella quale potere
confrontare i vari ranghi l’uno con l’altro, e assegnare questi ranghi a se stessi e agli altri. Né il lupo né il
cane hanno i lobi frontali del cervello abbastanza grandi da permettere loro di pensare in termini astratti.
Una gerarchia di dominanza richiede anche un gruppo stabile organizzato in una struttura rigida. I cani non
vivono in gruppi stabili, ma conducono una vita semi-solitaria arricchita da fugaci amicizie. Come vedremo
nel Mito 11, i cani non formano affatto gruppi rigidamente organizzati. La struttura dei gruppi di cani è,
invece, altamente flessibile, ed è per questo che sono così bravi ad assorbire un numero infinito di
estranei. E, l’ultima stranezza riguardo a questo mito, è che nessuno è ancora riuscito a trovare una vera e
propria gerarchia di dominanza all’interno di un gruppo di cani, indipendentemente da quanto abbia
lavorato sodo o da che tipo di statistiche abbia applicato. L’intera idea è una sciocchezza assoluta.

Ma allora, cosa sta succedendo? Come la scienza può aver preso una simile cantonata, e come è possibile
che questo mito sia tanto radicato nella nostra mente?

Se vogliamo capire questo, dobbiamo tornare un po’ indietro nella nostra storia, e guardare noi stessi. Fra
gli storici è noto che gli esseri umani hanno sempre proiettato la struttura delle loro società sul regno
animale. Gli antichi Egizi, per esempio, vivevano in una società governata da una famiglia reale i cui
membri erano considerati semidei. Le divinità e i collegamenti ad esse furono molto importanti nell’
organizzazione della società Egizia. Molti degli dei Egizi erano raffigurati con sembianze di animali, e a
quegli animali erano assegnate caratteristiche divine. Nel Medioevo, quando le nostre società erano
fondate sul potere dei nobili contro il volgare popolo, anche gli animali furono divisi in nobili e comuni, e si
credeva che gli animali nobili avessero le stesse qualità degli uomini nobili, e che quindi fossero belli,
aggraziati, puliti, coraggiosi, saggi, casti, leali, cavallereschi e così via. Gli animali comuni erano come la
gente comune: brutti, goffi, vili, astuti, promiscui, subdoli e così via. Gli animali di rango più basso erano
governati da quelli più nobili, che rispettavano. La nobiltà umana aveva i diritti esclusivi per il possesso e la
caccia degli animali nobili, mentre il cittadino comune doveva accontentarsi degli animali comuni. Questa
distinzione fra animali nobili e animali comuni esiste ancora fra i cacciatori dei nostri giorni, per i quali la
caccia agli animali nobili gode di uno status superiore rispetto a quella, per esempio dei ratti.

Anche se ci piace considerarci più razionali e meno superstiziosi, le nostre proiezioni sugli animali non sono
scomparse con l’arrivo dell’età moderna. Al giorno d’oggi, nell’era industriale, la nostra società si basa sulla
competizione piuttosto che sulla nascita. Forse troviamo ancora interessante avere un titolo di nobiltà, ma
non siamo realmente nessuno se non siamo capaci di competere sulla base delle nostre abilità personali
per conquistare un posto nella scala sociale. Il nostro status sociale non si basa sulla magia né su qualche
accidentale parentela, ma sulla nostra capacità personale di dominare, in aperta concorrenza con gli altri
esseri umani. Un fondo fiduciario aiuta, certo, ma solo perché ci dà un margine di vantaggio nelle nostre
imprese competitive. Ammiriamo un tipo come Donald Trump, partito con 30 milioni, moltiplicati grazie alla
competizione spietata. Ma non disprezziamo nessuno di più di un figlio di papà che dedica la sua vita a
spendere i soldi di famiglia, e spera che lo adoreremo semplicemente perché li possiede. Nella nostra
società qualcuno deve perdere affinché qualcun altro vinca, e noi adoriamo il vincitore. In qualche modo lo
riteniamo naturalmente superiore al perdente.

Ma guarda che coincidenza, proprio mentre stavamo riorganizzando la nostra società secondo questo
modello, giustappunto accadeva che qualcuno scoprisse che anche il regno animale funziona secondo il
principio della concorrenza! Che coincidenza che questa intuizione sia avvenuta alla fine del XIX secolo,
giusto in tempo per rassicurarci che il mondo piuttosto sgradevole che stavamo creando, è l’unico possibile
secondo la legge naturale! Guarda guarda, anche gli animali sono impegnati in una concorrenza spietata,
in cui solo i forti e i dominanti sopravvivono. Ora stiamo cominciando a capire che si trattava di una
proiezione (vedi Mito 14), ma viviamo in una società di mercato competitiva, e questo rende difficile per la
maggior parte di noi abbandonare le vecchie idee.

Ma, a parte la questione se la concorrenza in quanto tale sia una legge naturale, c’è un altro problema.
Anche se la nostra società di mercato è ossessionata da vinti e vincitori, non è organizzata in una stretta e
rigida gerarchia di dominanza. Infatti, più la nostra società è organizzata sulla libera concorrenza, e meno
siamo costretti in una gerarchia di dominanza. Abbiamo i diritti umani, i diritti civili e la libertà di parola, e
non dobbiamo fare quello che gli altri ci dicono di fare. Se Donald Trump bussasse alla nostra porta,
potremmo anche mandarlo a quel paese.

Ma allora, da dove viene questa idea di rigida gerarchia di dominanza fra gli animali? In realtà questa idea
è una proiezione molto più ristretta rispetto a quella generale di organizzazione competitiva. La gerarchia di
dominanza è un antropomorfismo (la proiezione di qualità umane su cose o animali) che ha le sue radici in
un tempo e in un luogo specifico della nostra storia. E’ anche una delle cose più tragiche per gli animali che
la scienza abbia mai prodotto, perché l’idea di una gerarchia dominante è comunemente usata per
giustificare tutti i tipi di strane e crudeli pratiche sui cani. E’ la giustificazione per vedere ribellione in tutte le
azioni del cane, e per schiacciare crudelmente questa ribellione. E’ lecito picchiarlo, prenderlo a calci,
dargli scosse elettriche, strangolarlo, perché tutto questo gli insegnerà qual è il suo rango. Poi, una volta
conosciuto il suo rango, obbedirà automaticamente, e farà tutto quello che vogliamo. La crudeltà che
questa idea ha generato non vi sorprenderà più, quando avrete appreso la seguente informazione: l’idea di
una rigida gerarchia di dominanza fra i cani è stata introdotta nella scienza da un nazista (sì, avete letto
bene, un nazista): Konrad Lorenz.

Molte persone non sanno che tutta la scienza della psicologia animale ha avuto il suo inizio nella Germania
di Hitler. Questo è accaduto a Berlino il 10 gennaio 1936 quando la Società Tedesca per la psicologia
animale è stata fondata sotto gli auspici e con la sponsorizzazione del governo nazista. Konrad Lorenz è
stato un cofondatore, e ha dato un importante contributo scrivendo molti articoli per la rivista della Società:
Zeitschrift für Tierpsychologie. A differenza di altri suoi colleghi, Lorenz non ha mai avuto problemi con le
autorità naziste. Al contrario, si unì al partito appena poté (1938), e ai nazisti piaceva così tanto che lo
nominarono professore di psicologia presso l’Università di Königsberg nel 1940. L’ammirazione fu
reciproca. Lorenz lavorò presso l’Ufficio di Politica Razziale. Nel 1942 prese parte all’esame di 877 persone
di discendenza mista polacco — tedesca, decidendo chi sarebbe finito in campo di concentramento per
essere assassinato e chi no. Credeva fermamente nelle razze superiori e inferiori, ed espresse sempre
grande disprezzo per queste ultime. Credeva in una rigorosa società gerarchica in cui governava un’
autorità assoluta, a cui tutti dovevano obbedienza. E, proprio come gli esseri umani avevano sempre fatto
prima di loro, i nazisti, fra cui Lorenz, proiettarono le loro idee circa la società umana sugli animali. Questo
è illustrato dal Culto nazista del Lupo.

Il Culto del Lupo gioca una parte molto importante nell’ideologia nazista. Il lupo fu preso come esempio per
mostrare che i nazisti stavano semplicemente provando a riorganizzare la società secondo le nobili leggi
naturali. Costruendo proiezioni e senza alcuna preoccupazione di rigore scientifico, i nazisti (e Lorenz)
dipinsero il lupo come un animale nobile, selvaggio, duro e spietato, che possedeva tutte le meravigliose
caratteristiche naziste. Il lupo viveva, proprio come i nazisti, in un gruppo chiuso ed elitario. Era, proprio
come i nazisti, assolutamente fedele a questo gruppo, pronto a sacrificare ciecamente la vita per il suo
bene, se fosse stato necessario. La struttura del gruppo era altrettanto gerarchica e rigida come quella del
partito nazista. Ogni lupo aveva un rango rigorosamente rispettato: sottomesso con quelli sopra di lui,
senza scrupoli con quelli sotto di lui. E, forse, la cosa più importante: i lupi erano guidati da una sorta di
Führer: il Leader Alfa. Il Leader Alfa era un lupo maschio e forte che tutti gli altri lupi adoravano e a cui
obbedivano in ogni momento, sempre desiderato ardentemente da tutti i lupi di sesso femminile (sì, anche i
nazisti avevano fantasie sessuali). E a seguire tutte le altre cose di cui abbiamo detto parlando dei cani: il
Capo riceve deferenza in ogni circostanza, è sempre il primo a mangiare e a passare attraverso una porta,
è sempre davanti in qualsiasi tipo di processione e si siede o si sdraia sempre più in alto degli altri lupi. Gli
altri lupi si scostano velocemente dalla sua strada quando il leader Alfa è in arrivo, emettono
costantemente segnali di sottomissione in sua presenza, il lupo Alfa può mordere chiunque voglia senza
essere morso a sua volta. E’ talmente sicuro della sua autorità che può, se è in vena, comportarsi
misericordiosamente verso i suoi sottoposti, che gli sono infinitamente grati e lo adorano ancora di più.
Difficilmente può sfuggire la somiglianza con Adolf Hitler.

Generalmente è un tabù fra gli scienziati attaccare personalmente l’autore di una teoria, ma questo tabù
non si può applicare quando l’autore ignora tutte le evidenze e proietta i suoi pregiudizi personali sull’
oggetto del suo studio. Tale comportamento non ci lascia altra scelta che affrontare la storia personale che
ha portato a tali pregiudizi.

Lorenz era specializzato nello studio degli uccelli. Le sue idee sui lupi avevano come unica fonte il Culto
nazista del Lupo, non la scienza. Le sue idee sui lupi furono modellate, come poi egli stesso ammise, dai
falsi dei che aveva adorato quando era giovane. Osservava privatamente i suoi cani nel suo salotto mentre
prendeva parte alle attività naziste. Nel 1949 pubblicò L’uomo incontra il cane, basato su queste
osservazioni. Non esistevano ancora studi sul cane domestico, quindi nessuno poteva contraddire le
fantasticherie di Lorenz, proprio come era accaduto quattro anni prima col suo Culto nazista del Lupo.
Lorenz guardava cani che erano stati allevati da lui o datigli dai suoi amici nazisti, e che lasciavano la sua
proprietà esclusivamente in sua compagnia. I suoi cani erano tutti incroci di Chow e di Elkhounds
norvegese. Egli infatti non aveva idea di come si sarebbero comportati con un padrone diverso, o se
fossero stati correttamente socializzati. Ma non è questo l’importante. Lorenz si limitò a pubblicazioni
divulgative, un campo in cui ognuno è libero di presentare le sue opinioni come fatti. Un campo che
permise a Lorenz di ignorare Schenkel, che in quel momento era la più grande autorità sui lupi, il quale
aveva fortemente contestato alcune idee di Lorenz su dominanza e sottomissione. Un campo in cui Lorenz
è stato più volte sorpreso ad affermare sfacciate menzogne, senza subire conseguenze. Qui Lorenz ha
avuto totale libertà di continuare (consciamente o inconsciamente, non ha importanza) di diffondere l’idea
nazista della natura, e ha usato questa libertà fino al giorno della sua morte. L’idea secondo la quale i cani
vivono in una gerarchia di dominanza, proprio come il partito nazista, e che i cani trascorrono l’intera
giornata pensando al potere, per noi non è altro che l’eredità fittizia di Konrad Lorenz.

In un certo senso Lorenz lo ammette nel suo libro L’uomo incontra il cane. Così scrive: ‘Negli esseri umani il
legame con gli ideali avviene una sola volta; diffida dell’uomo che, in un periodo impressionabile della sua
vita, dona il suo cuore a falsi dei’. Infatti dopo la guerra Lorenz si rifiutò categoricamente di ripudiare le sue
idee naziste. Nel 1973 ricevette il Premio Nobel come co-fondatore della scienza della psicologia animale. Il
premio lo rese potente nel mondo scientifico, ed egli usò questo potere finché visse per stroncare le
confutazioni alle sue teorie. Di fronte a ciò, i nostri coraggiosi scienziati hanno scelto di ignorare del tutto il
passato di Lorenz (vedi mito 99 per la spiegazione di questa copertura). Solo dopo la sua morte, nel 1989,
la maggior parte delle teorie di Lorenz furono definitivamente abbandonate come non valide. L’unica che
ancora sopravvive è quella sulla dominanza, ed è il momento di liberarsi anche di questa. Quanti vogliono
veramente trattare il proprio cane come se fossero un dittatore nazista?

Fatto: L’idea che i cani vivano in una gerarchia di dominanza, con un capo assoluto al vertice, ha le sue
origini nell’ideologia nazista, piuttosto che nell’osservazione del reale comportamento fra cani. Potrebbe
essere alquanto scioccante e scomodo per tutti noi riconoscere ciò, ma questa finzione sui cani ha causato
tanta sofferenza che è venuto il momento di chiamarla per quello che è e di disfarsene. E più velocemente
lo faremo e meno dovremo vergognarci.

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