PARTE 1 - Miti sull’origine e la natura dei cani
Dal libro: Le 100 cose più stupide che la gente dice di cani

Copyright 2009, 2014 Alexandra Semyonova -- tutti i diritti riservati
Traduzione di Delfina Vitale
Nonlinear Dogs
Mito 11: Continua: I cani vivono in una gerarchia di dominanza.

Abbiamo visto che questa è una proiezione umana piuttosto deleteria. Veniamo ora alla questione di
cosa facciano effettivamente i cani, se non sono tutto il tempo impegnati nella dominanza. Se i cani non
vivono in gruppi stabili chiusi (cosa che non fanno) e se hanno costantemente bisogno di incontrare
sconosciuti (cosa che effettivamente avviene), e se i gruppi cambiano e si riformano continuamente, in
che modo possono raggiungere qualsiasi tipo di organizzazione stabile o anche semplicemente
realizzabile?

La risposta, in estrema sintesi, è che i cani vivono in quello che definiamo un complesso sistema
autopoietico e auto-organizzato che tenderà ad allontanarsi dal caos verso uno qualsiasi dei tanti stati
stabili disponibili dentro il suo spazio. Detto così sembra complicato, difficile da cogliere, ma se
sfrondiamo la terminologia tecnica diventa comprensibile a tutti.

Un sistema è un insieme di parti che però non devono essere slegate fra loro come, per esempio, in una
collezione di francobolli. Per formare un sistema le parti devono essere in qualche modo connesse fra
loro. Poiché sono connesse, costituiscono un insieme distinguibile dall’ambiente circostante. Ma un
mucchio di barattoli non è ancora un sistema. Un sistema deve avere parti che si muovono in relazione le
une alle altre al fine di svolgere alcune funzioni o raggiungere uno scopo. Una macchina del caffè è un
esempio di sistema in cui le parti si muovono in modo coordinato e in relazione le une alle altre per
produrre una tazza di caffè. Un’automobile è un sistema. Le parti si mettono in moto e lavorano insieme
quando deve essere soddisfatta la funzione della vettura di spostare qualcosa da un punto A a un punto
B. Tuttavia nessuna di queste macchine è complessa o auto-organizzata. Non sono complesse perché c’
è un’unica combinazione possibile fra le parti. Se una candela non fa la scintilla, o se si mette acqua nel
serbatoio del carburante al posto del radiatore, la macchina non funziona più. C’è soltanto un equilibrio
fra cui scegliere: una certa miscela di benzina e ossigeno (o di caffè e acqua nel caso della caffettiera), il
giusto numero di ottani, la giusta tensione elettrica, la frequenza delle scintille prodotte dalle candele, e
così via. Questi sistemi non sono auto-organizzati. Sono costruiti da una mano esterna, secondo un
progetto ideato da qualcun altro. Se perdono l’equilibrio, questi sistemi hanno bisogno di un intervento
esterno che lo ripristini, smontandoli e rimettendoli insieme esattamente come erano usciti dalla fabbrica.

Un sistema auto-organizzato, invece, è capace di creare una sorta di ordine interno senza un aiuto
esterno. Le parti si muovono da sole e possono essere disposte in vari modi. Si muovono in relazione le
une alle altre, fino a quando il sistema non raggiunge un equilibrio. Quando le parti si muovono non lo
fanno in modo casuale, ma seguono certe regole, che sono interne alle parti stesse, di cui limitano
movimenti e comportamenti. Un esempio di sistema auto-organizzato (che da ora chiameremo SOS: Self-
Organising System) è un gruppo di atomi in una provetta. Gli atomi sono collegati fra loro dal fatto che
condividono uno spazio fisico in cui si urtano continuamente e scambiano energia. Il loro sistema si
distingue dal resto del mondo, poiché essi non si scontrano con gli atomi che sono fuori dal sistema. L’
obiettivo di questo sistema è quello di diffondere l’energia disponibile in modo uniforme. Gli atomi si
muovono, obbedendo alle leggi della termodinamica, fino a quando lo scopo non è stato raggiunto. A
questo punto il sistema è giunto a uno stato stabile. Ci sono varie possibili disposizioni degli atomi, non
ha importanza se uno in particolare sia qui o lì. Riscaldando la provetta, gli atomi ricominceranno a
muoversi fino a quando l’energia non sarà di nuovo uniformemente diffusa. Lo fanno senza aiuti esterni,
muovendosi in base alle proprie regole interne; si scontrano e si riorganizzano fin quando un nuovo
equilibrio (che è uno stato stabile) non viene raggiunto.

Un secondo esempio di SOS, che comincia ad essere un po’ più simile a quello dei cani, è una stanza
piena di persone a una festa. La collezione di parti nella stanza (cioè le persone), costituisce un piccolo
sistema sociale per tutto il tempo della festa. E’ delimitato dalle pareti della stanza, ed è separato dal
mondo esterno, pieno di tutti quelli che non sono stati invitati. All’interno della stanza ogni persona è una
parte del sistema. Queste parti viventi del sistema si muovono, seguendo alcune regole interne, finché
tutti nel sistema non abbiano trovato una posizione comoda. Questo funziona un po’ diversamente dalla
provetta piena di atomi, che non hanno sentimenti. In un SOS costituito da esseri viventi uno dei fattori
che influenzano la ricerca di equilibrio è il benessere di ciascuno. Ciò rende la nostra festa un sistema
complesso: l’equilibrio è ricercato su più di un livello alla volta. Ogni parte del sistema (ciascun presente)
tenta di trovare un equilibrio interiore di benessere, senza nello stesso tempo disturbare l’equilibrio al
livello della festa nel suo complesso.

L’obiettivo di questo sistema sociale (la nostra festa) è quello di fornire il massimo godimento per il
numero massimo di ospiti nello stesso tempo. Il sistema non è in equilibrio finché tutti non hanno
qualcosa da bere, un buon posto per sedersi, e un partner con cui conversare amabilmente. A questo
punto l’equilibrio interiore di tutti gli ospiti è stabile, così come quello dello stesso sistema sociale, per
quanto riguarda l’obiettivo che deve raggiungere. Tutte le parti resteranno dove sono fin quando si
mantiene questo equilibrio.

Questo dura finché qualcuno non ha il bicchiere vuoto, o finché due interlocutori non cominciano ad
annoiarsi. A questo punto c’è un calo nel benessere individuale di un certo numero di parti del sistema, il
che significa anche un calo nella soddisfazione del più ampio sistema, riguardo al suo obiettivo. Alcune
parti del sistema potrebbero cominciare a muoversi, cercando di riparare il calo del proprio benessere
(riempirsi di nuovo il bicchiere o cambiare compagno di conversazione). Ma non solamente una
diminuzione del benessere può provocare un cambiamento. Può anche accadere che arrivi qualche
nuovo ospite interessante. Qualcuno vedrà la possibilità di aumentare il proprio benessere interno,
rispetto al livello raggiunto con la persona con cui sta parlando. Può quindi cambiare posizione per unirsi
alla conversazione con il nuovo ospite. Questo cambiamento non è determinato da un calo del
benessere, ma dalla possibilità di divertirsi ancora di più. E’ possibile ottenere l’incremento del piacere
individuale senza causare la rottura dell’intero sistema e, di fatto, questo miglioramento avvicinerà ancor
di più il sistema più grande al suo obiettivo (massimo divertimento per il numero massimo degli ospiti).
Alcune parti del nostro SOS inizieranno quindi a muoversi, prendendo nuove posizioni le une rispetto alle
altre, fino a quando non sarà ripristinato od ottimizzato il livello di soddisfazione precedente, su cui il
sistema ha fondato un nuovo equilibrio a tutti i livelli. Esistono diverse modalità di distribuzione e
accoppiamenti dei partecipanti che assolveranno alla funzione di creare il massimo divertimento. C’è più
di un equilibrio fra cui scegliere, sia a livello individuale che a livello generale.

Il movimento delle parti, comunque, non è arbitrario, ma governato dalle variabili interne delle singole
parti (in quanto le persone godono di cose diverse), da fattori esterni (come i posti a sedere o le
bevande fra cui si può scegliere), e da alcune regole. Mentre cercano nuovi equilibri, tutti i nostri
partecipanti seguono alcune regole, che, nel caso della festa, sono quelle della buona educazione. La
serata deve andare avanti senza scene imbarazzanti o accese discussioni. Per esempio, nessun ospite
caccerà con la forza bruta qualcuno dal suo posto, certi argomenti non saranno toccati, né l’amante si
unirà ostentatamente al gruppo in cui c’è l’uomo che proprio ieri ha scoperto della tresca con sua moglie.
Queste sono le regole che limitano il comportamento e i movimenti delle parti del sistema, che sono alla
ricerca continua dell’equilibrio, sia sul piano individuale che su quello sociale.

Le regole sono interne alle parti, e dipendono dall’educazione ricevuta. Ciascuno segue queste regole
volontariamente. Se ciascuno si comportasse egoisticamente, cercando di ottimizzare soltanto il proprio
benessere (per esempio, se l’amante di cui sopra cedesse alla tentazione di mostrarsi al marito, o se
qualcuno rubasse la sedia a qualcun altro), l’intero sistema, cioè la festa, potrebbe degenerare. Nessuno
vuole che succeda questo. Chi infrange queste regole rischia di essere estromesso affinché il sistema
possa mantenere la sua stabilità, perché, dopo tutto, il suo scopo è proprio quello di far divertire tutti.
Ciascuno è consapevole che l’egoismo renderà spiacevoli le cose non soltanto per gli altri, ma anche per
sé. Tutti ci guadagnano a mantenere stabile (cioè civile) il sistema, e sono per questo disposti a fare dei
piccoli sacrifici.

Quando ottimizziamo la nostra posizione in base ai nostri stati interiori, influenzati da variabili che solo noi
possiamo conoscere (ad esempio gambe stanche, sete o noia), permettendo che le regole limitino il
nostro comportamento, stiamo partecipando a un sistema che si organizza e si riorganizza senza l’
intervento di nessuna autorità centrale. Infatti, quando ci muoviamo nel panorama sociale della festa
vogliamo che il sistema si auto-organizzi, compiendo le nostre scelte e seguendo le nostre regole interne.
Vogliamo che la festa si rimescoli più volte in un equilibrio confortevole per tutte le parti del sistema, con
quelle parti libere di muoversi e riorganizzarsi in base agli stati interiori (sete, noia) o ai cambiamenti delle
circostanze esterne (l’arrivo di un nuovo ospite). Sarebbe per noi estremamente irritante se la padrona di
casa insistesse per farci parlare a lungo con il figlio o con la figlia non sposata, o se decidesse a tutti i
costi dove dobbiamo sederci, cosa dobbiamo bere e quanto dobbiamo mangiare.

Ora torniamo ai cani. Ogni volta che più cani (e questo significa anche solo due) condividono uno spazio
fisico, costituiscono un SOS che inizierà immediatamente ad allontanarsi dal caos per cercare un
equilibrio. Il sistema auto-organizzato dei cani è molto simile alla nostra festa. Anche questo è un sistema
complesso che cerca delicati equilibri su più livelli contemporaneamente, tenendo conto di molte variabili
invisibili, e con molti equilibri diversi fra cui potere scegliere. Quando un cane vede un altro cane
sconosciuto, il suo equilibrio interiore potrebbe sbilanciarsi (il suo livello di adrenalina potrebbe
aumentare e il suo senso di sicurezza diminuire, o la sua curiosità potrebbe essere eccitata perché si
aspetta un incremento del suo benessere). Si tratta di variabili interne che dipendono dalle sue
precedenti esperienze con gli sconosciuti. In entrambi i casi, il cane vuole ripristinare un equilibrio
interno, e nello stesso tempo accertarsi che anche l’equilibrio sociale (la pace nel gruppo) sia ancora
sicuro. Il sistema SOS del cane domestico ha lo stesso obiettivo della nostra festa: massimo benessere e
sicurezza per tutte le parti (in questo caso cani) che condividono lo spazio fisico in quel particolare
momento. Proprio come nella nostra festa, ogni parte eseguirà una ricerca per ottimizzare il suo
benessere personale e stabilizzare il proprio stato interno, e al tempo stesso ottimizzare (o almeno
mantenere) la stabilità e la pace del panorama sociale più ampio che i cani occupano insieme. E, proprio
come nella nostra festa, lo fa senza riferimento a nessuna autorità centrale.

Così, quando i cani si incontrano, iniziano immediatamente a cercare di recuperare gli equilibri che sono
stati disturbati dalla vista gli uni degli altri. Ma, se non si conoscono fra di loro, qualche pericolo potrebbe
essere in agguato. Dopo tutto, un cane porta sempre con sé le sue armi, e non sempre è possibile
sapere se l’altro osserverà le regole sociali o se reagirà normalmente. Pertanto la prima cosa che i cani
devono fare è controllare se l’altro cane intende usare le sue armi, e se conosce e usa il linguaggio
comune (approfondimenti su questo argomento nel Mito 12). Dopo qualche scambio di segnali, diventa
abbastanza chiaro che esiste un linguaggio comune e che il cane che si avvicina non sarà aggressivo.
Entrambi i cani possono prevedere il comportamento dell’altro per quanto riguarda almeno linguaggio
comune e aggressività. Questo è il minimo indispensabile che deve essere stabilito prima che l’
interazione possa progredire in sicurezza allo stadio successivo.

Può darsi che la fase successiva sia rimandata, perché entrambi i cani si allontanano seguendo i
rispettivi padroni. La volta successiva che questi cani si incroceranno, si conosceranno un po’, e l’
incontro sarà meno carico di tensione. Può anche darsi che i cani inizieranno a giocare insieme. In
questo caso comincia una nuova fase dell’esplorazione: imparare a conoscere le preferenze e i limiti
personali. Quando i cani giocano, scoprono varie cose l’uno dell’altro. Il primo cane è molto ansioso di
mantenere il possesso del bastoncino che il suo padrone gli ha appena lanciato, e vuole che l’altro cane
rimanga a qualche metro di distanza da esso. Il secondo cane ama i giochi di contatto, piuttosto che una
palla o un bastone. I cani non possono parlarsi, così devono scoprire tutto questo tramite tentativi ed
errori. Il primo cane ringhia quando il secondo si avvicina troppo al bastoncino, e in tal modo quest’ultimo
può concludere: ‘D’accordo, il bastoncino è importante per lui, e vuole che mi tenga a distanza’. Il primo
cane vede l’altro fermarsi o allontanarsi, e così sa: ‘ Va bene, ha capito il mio segnale, e per lui la pace
nelle nostre relazioni è importante così mi lascerà tenere il mio bastoncino’. Il secondo cane fa vari gesti
che significano ‘Inseguimi!’, che mostrano al primo cane che questo è il tipo di gioco che lui desidera.
Adesso abbastanza sicuro sul suo bastoncino, il primo cane potrebbe lasciarlo per un momento, giusto
per fare un giro di inseguimento lungo i confini del campo. Se il secondo cane urta il primo durante
questo gioco, quest’ultimo potrebbe ringhiare. Questo gli dice che il primo cane non si sente a suo agio
in un contatto così ravvicinato, e così potrebbe abbassare la coda, piegare indietro le orecchie,
allontanarsi un po’, come se dicesse: ‘D’accordo, ho ricevuto il tuo messaggio, non volevo farti male.’
Oppure durante l’inseguimento ha urtato un terzo cane, e questi segnali significano: ‘Oops, scusa, non ti
avevo visto.’ Questi cani non sono dominanti o sottomessi, ma stanno semplicemente scambiando
informazioni sui loro rispettivi stati interiori, così da diventare o rimanere prevedibili l’uno per l’altro. La
prevedibilità sulle loro reciproche simpatie o antipatie e sui loro confini, consente loro di trovare o
mantenere l’equilibrio nelle relazioni. Quando tutti i cani in uno spazio fisico hanno trovato un equilibrio,
allora anche il sistema sociale più grande è giunto a uno dei suoi possibili equilibri. I cani giocano
allegramente, condividendo lo spazio, tenendo in considerazione le preferenze e i limiti gli uni degli altri,
stando spensieratamente uno accanto all’altro esattamente alla giusta distanza di cui ciascuno ha
bisogno, senza nessun problema.

Queste relazioni generalmente devono essere stabilite con un cane per volta. Poiché i cani imparano l’
uno dell’altro scambiandosi segnali, per conoscersi devono guardarsi. E’ la vista dell’altro che provoca
quelle sensazioni, che il cane mostrerà, che cambiano il suo stato interiore. Ed è guardando quello, che l’
altro cane vede i segni del suo stato interno. Quindi un cane può concentrarsi solo su una relazione alla
volta. E questo è uno dei motivi per cui un cane si blocca e sta completamente fermo quando viene
annusato da un gruppo di cani. In questo modo esprime un segnale di non violenza, ma niente di più. Per
così dire, per il momento tiene la bocca chiusa perché può dialogare solo con un cane per volta. Se è
socialmente molto sicuro, potrebbe anche capovolgersi sulla schiena, offrendosi alla folla curiosa (‘So
che tutti resterete affascinati dalla vista della mia pancia’). Questo è un segnale sicuro da inviare a un
gruppo, perché non può offendere nessuno né condurre a possibili equivoci. Se fa questo, l’intero
gruppo ottiene in un sol colpo un importante messaggio sulla prevedibilità del nuovo cane (‘Conosce la
nostra lingua e non ha intenzioni violente’). La salvaguardia della sicurezza generale in presenza di
questo cane è immediatamente chiara a tutti.

Quello che normalmente vediamo accadere è che i cani più sicuri di sé annusano per un momento il
nuovo arrivato, che sta fermo, e poi vanno via. Spesso un cane rimarrà vicino al nuovo arrivato. Questo
perché non si sente ancora sicuro di condividere lo spazio con lui. Il suo stato interiore non è ancora in
equilibrio (forse ha avuto brutte esperienze in passato e il suo livello di adrenalina è ancora troppo alto a
causa di ciò che il nuovo cane sta mostrando). Sta ancora cercando di ristabilire il suo equilibrio
interiore, e vuole più informazioni. Per avere informazioni più specifiche i cani devono guardarsi dritto in
faccia, e questo non è possibile in un gruppo. Ma ora che gli altri se ne sono andati, il nostro cane
insicuro è lì che ringhia. Io considero questo ringhio un gesto di minaccia perché ringhiare significa che il
cane percepisce una minaccia per la sua sicurezza o il suo benessere. Con questo gesto di minaccia sta
fondamentalmente dicendo all’altro cane che si sente insicuro, e chiede rassicurazioni. Se il nuovo cane
dà un segnale calmante, per esempio girando le orecchie verso l’esterno e abbassando un po’ la coda,
sta prudentemente dicendo: ‘Non c’è bisogno di preoccuparsi, io non sono un pericolo per la tua
sicurezza o il tuo benessere’. Il livello di adrenalina del primo cane si abbassa leggermente, e così la sua
coda, mentre smette di ringhiare (‘Va bene, ora sono un po’ meno preoccupato). Quando il secondo
cane vede che l’altro è meno teso, e quindi ci sono meno probabilità che attacchi per difendersi,
potrebbe tranquillamente esibire qualche altro segnale di non minaccia. Piega completamente le
orecchie all’indietro, abbassa la coda, e inizia a muoversi un poco. Il primo cane si sente ancora più
tranquillo, e lo esprime. Il secondo cane vede che la tensione diminuisce, e può rompere il contatto visivo
per annusare le labbra o il posteriore dell’altro, o anche per fare qualche invito al gioco. La segnalazione
della progressiva diminuzione della tensione passa da un cane all’altro, fin quando entrambi non hanno
ristabilito il loro equilibrio interiore. In altre parole, i cani cominciano a fidarsi l’uno dell’altro, il che
permette loro di rilassarsi e condividere uno spazio fisico. Non allarmatevi. ‘Fiducia’ qui non è un
antropomorfismo. Anche fra gli esseri umani la fiducia non è che la sensazione che l’altro sia abbastanza
prevedibile da non turbare il proprio stato interiore, per timore di qualche pericolo in sua presenza.

Dopo di ciò, giocando o passeggiando insieme, i cani esplorano i propri confini personali. Proprio come i
nostri partecipanti alla festa, ogni cane ha uno stato interiore di benessere che vuole mantenere. Questo
benessere può essere influenzato da molte variabili che dipendono dalla storia del cane. Il
comportamento di un cane e le scelte per la ricerca del benessere non hanno niente a che vedere con
certi tratti della personalità scolpiti nella roccia (per esempio, ‘dominante’ o ‘sottomesso’) ma sono il
risultato delle esperienze del cane nel passato. Le scelte sono anche influenzate dallo stato interiore del
momento (stanchezza, fame, eccitazione). Alcuni cani hanno imparato che una palla da tennis è la più
bella occasione di gioco che avranno mai, quindi ne difendono ferocemente il possesso. Altri non
attribuiscono alcun significato alla palla da tennis, e la cederanno volentieri. La zona personale di un
cane è più o meno ampia, a seconda delle sue esperienze nel passato. Il cane a dieta è ossessionato dal
pane che qualcuno ha sparso intorno per gli uccelli. Il cane castrato non si cura molto della femmina in
calore che è appena arrivata. Pertanto esistono molte situazioni di benessere nella vita, che sono tutte
molto personali e che ogni cane cercherà di preservare. Non sempre l’osservatore esterno può vedere
queste variabili, ma questo non è un motivo per fingere che non esistano. Che noi non possiamo vederle
non è importante, fino a quando sappiamo che i cani stanno cercando di preservare un certo equilibrio
interno scambiando una cosa con un’altra, in base alla loro conoscenza personale (non la nostra!) di ciò
che per loro è meglio in quel momento.

Mentre stanno cercando l’equilibrio interno, una delle cose che i cani tengono d’occhio è l’equilibrio nel
più grande sistema sociale che condividono con gli altri. Se questo sistema diventa instabile, è, proprio
come la nostra festa, spiacevole e forse anche pericoloso per tutti i presenti. Quando due cani hanno
una discussione è sgradevole per entrambi, i livelli di adrenalina si impennano, c’è grande dispendio di
energia, e sempre un po’ di timore, perché non si sa mai per certo cosa farà l’altro. Così la stabilità
sociale è una delle variabili che influenzano il benessere interiore dei cani, ed essi sono molto bravi a
tenerla d’occhio.

Ecco perché i cani sono così sensibili agli spazi sociali. Ancora una volta, essi imparano come
comportarsi. Due cani stanno correndo intorno a un campo, giocando a rincorrersi. Uno di loro passa
molto vicino a un terzo cane, che è lì a masticare la sua palla da tennis. Questo terzo cane salta su e fa
qualche abbaiata di protesta, mordendo l’aria, poi ritorna alla sua palla. Il cane che corre ci guarda come
se non si fosse nemmeno accorto di questo, ma in realtà ha rilevato senza battere ciglio questa
informazione sullo spazio sociale. Se continuiamo a guardare, vedremo che la volta successiva passerà
un po’ più distante dal cane che mastica. Anche nel gioco selvaggio i cani captano quello che sta
succedendo nel quadro più grande, e cambiano il loro comportamento per adattarsi e mantenere stabile
il sistema non turbando troppo l’altro cane.

Questo è anche il motivo per cui i cani sono disposti (in misura variabile, in base alle loro storie
personali) a fare scambi fra loro o cedere qualcosa per restaurare un equilibrio sociale minacciato o
perduto. Due cani che si sono appena incontrati corrono entrambi su una palla che qualcuno ha lanciato.
Quando si avvicinano alla palla uno di loro comincia a ringhiare. L’altro cane non può sapere che tipo di
storia c’è dietro, ma sa che il ringhio è un segno del fatto che l’altro è preoccupato per quello che
accadrà, e che il rapporto potrebbe adesso diventare instabile, potrebbe sorgere un conflitto. Così
rallenta e lascia prendere la palla al primo cane. Dopo tutto, a casa ha un sacco di palle da tennis, e per
lui la palla è solo una scusa per giocare a rincorrersi. Il cane che ringhiava lo nota. La volta successiva
che si lanceranno insieme sulla palla non ringhierà, ma otterrà la palla ugualmente. Un po’ dopo, il
proprietario del secondo cane gli porge un bocconcino prelibato. Questo cane è a dieta e ha sempre
fame, così questa volta è lui a ringhiare quando il primo cane si avvicina. Il suo ringhio significa:’Puoi
avere la palla, ma sicuramente non avrai il mio cibo’. Il primo cane si allontana un poco e guarda da una
distanza maggiore. Il cane affamato lo nota. La volta successiva in cui saranno distribuiti bocconcini,
potrebbe ancora tenere d’occhio l’altro cane, ma potrebbe non sentire la necessità di ringhiare. Ha visto
che l’altro è disposto a mantenersi un po’ distante dal suo cibo (giustappunto nella casa di questo cane
scarseggiano le palle da tennis, ma non il cibo). Ciascuno dei due sta imparando cosa sia importante per
il benessere dell’altro, e ne tiene conto nelle loro interazioni, in modo da mantenere stabile il sistema
sociale.

Questa non è gerarchia di dominanza, ma un sistema di reciproci compromessi. Un cane è disposto a
scambiare un po’ di spazio in cambio della pace. Un altro darà una palla, un altro ancora cibo, tutti
ricevendo in cambio la risorsa ‘pace’. Questo è un complesso sistema SOS che ricerca gli equilibri su più
di un livello alla volta. I cani non stanno provando a dominare uno sull’altro, ma sono alla ricerca di
compromessi per portare tutti i livelli del sistema in equilibri accettabili contemporaneamente. I cani non
cercano di massimizzare il proprio egoistico benessere, non più di quanto facciano gli invitati alla nostra
festa (vedi anche: Miti 14, 15 e 16). E non si può dire cosa stia esattamente succedendo prendendo in
considerazione solo le risorse fisiche visibili. In primo luogo perché, come abbiamo visto, la stabilità
sociale è uno dei fattori che influenzano il benessere interiore dei cani. I conflitti (instabilità sociale) fanno
diminuire il benessere di ciascuno, rendendo tutti meno sicuri. In secondo luogo, e questo gli scienziati
sembrano averlo dimenticato, i cani godono notevolmente della reciproca compagnia. La sola presenza
di un altro, aumenta il benessere personale di un cane. Così quando un cane sacrifica qualcosa (per
esempio la palla da tennis) questo non è veramente un sacrificio. Il cane sta facendo una scelta, uno
scambio tra due cose che per lui hanno valore. In tal caso si può solo concludere che apparentemente il
cane attribuisce un valore maggiore all’evitare un conflitto o alla conservazione dei buoni rapporti con l’
altro, rispetto alla cosa a cui ha rinunciato.

Quindi il comportamento che ci hanno insegnato a chiamare ‘dominante’ è in realtà solo uno scambio di
informazioni, in base alle quali poi i cani compiono delle scelte. E’ la ricerca di un equilibrio soddisfacente
e reciproco fra due cani. Non spetta a noi determinare chi ha vinto e chi ha perso, del resto noi non
conosciamo le loro variabili (che sono le uniche che contano!). Infatti, il cane che rinuncia a qualcosa,
pensa di fare una scelta ai suoi occhi soddisfacente e vincente, data la sua personale valutazione di tutte
le opzioni disponibili e presi in considerazione tutti i molteplici equilibri che vuole preservare. Assegnare
più valore a una cosa che viene presa con la forza è davvero una proiezione tipicamente umana! Questa
proiezione ha condotto gli scienziati a smarrire un altro punto di vista della realtà. Se guardiamo non
accecati da etichette e proiezioni, vediamo che i cani molto più spesso entrano in possesso di un oggetto
ricorrendo a seduzione, segnali calmanti e distrazioni tattiche. Non esiste cane al mondo che dia meno
valore a un oggetto perché lo ha ottenuto in questo modo. Ed è anche un’altra proiezione umana
chiamare queste tattiche ‘sottomissione’, quando in realtà sono espressione di una maggiore
competenza sociale. Generalmente sono i cani privi di competenze sociali o sofferenti che ricorrono all’
uso della forza per impossessarsi di qualcosa, e considerare questi cani ‘superiori’ o attribuire loro
qualità di leadership, rivela molto più su di noi (e niente sui cani).

Completata la nostra descrizione dei cani come esseri che esplorano i confini l’uno dell’altro, e che
cercano compromessi per raggiungere contemporaneamente l’equilibrio interno ed esterno, possiamo
ora descrivere le regole che seguono per realizzare ciò. Durante i miei quattordici anni di studi sui cani
sono stata in grado di scoprire queste regole e verificarle esaustivamente. Queste sono regole proprie
dei cani e nessuna di esse è stata ideata dall’uomo, benché se le seguissero (cosa che non sempre
fanno), gli esseri umani potrebbero migliorare molto le loro relazioni con i cani. In ogni caso, ogni cane
socializzato porta queste regole dentro di sé, proprio come il nostro educato partecipante alla festa ha
interiorizzato quello che ha imparato crescendo. Le regole dei cani, comunque, sono diverse da quelle
umane, e non sono tante. Esse sono:

1) L’aggressione è vietata e le interazioni sociali devono essere regolate dalla comunicazione
e dalla volontà di non danneggiare l’altro.
Questa è la regola principale da cui i cani dipendono. Per
un cane è estremamente traumatico quando un altro cane non onora questa regola e lo attacca sul
serio. (E nessuno provi a dire che anche gli uomini seguono questa regola; chi lo afferma non ha mai
guardato il telegiornale della sera).

2) Rispetto reciproco della zona personale di ciascuno, in cui non si entrerà senza permesso.
Questa è importante, ma meno della Regola Numero Uno. Non è altrettanto traumatico quando un cane
disobbedisce a questa regola. Quando questo accade, è possibile vedere qualche ringhio o qualche
pinzata, o forse anche una breve ‘lotta’ rituale (che non è realmente una lotta. Vedi Miti 12, 13, 33 e 34).
Questa è una regola che condividiamo con i cani, anche se noi trasgrediamo più spesso di loro. Il cane
che disobbedisce a questa regola è patologico come un uomo che compie molestie sessuali sul posto di
lavoro.

3) Una volta note, le preferenze di ciascuno saranno rispettate. Fino a che punto verrà seguita
questa regola dipende, come abbiamo visto, dallo stato interno del cane in un particolare momento,
bilanciato dal desiderio di mantenere integre sia le relazioni che la pace sociale. (Se pensate che il
vostro cane non obbedisce a questa regola, guardate i Miti 14, 15 e 16).

Con queste tre semplici ed eleganti regole, internamente presenti in tutte le parti del sistema sociale del
cane domestico, il sistema cane è in grado di raggiungere uno dei tanti possibili equilibri con flessibilità e
velocità sorprendenti. Ogni cane finisce con l’avere le cose che hanno più valore per lui in quel
momento, mentre la pace sociale è preservata, e il cane che trasgredisce costantemente queste regole
viene espulso dal sistema (la sua cacciata può essere un’azione collettiva). In questo equilibrio non è
possibile determinare alcun tipo di gerarchia fra i cani (a meno che non vogliamo fare proiezioni), perché
non possiamo sapere come i cani valutino ciò che aggiunge o sottrae benessere in quella data
situazione. Tutto quello che possiamo fare è osservare che ogni cane ha raggiunto una posizione in cui è
felice. Questa posizione non si raggiunge con la forza bruta, ma con la volontaria ricerca di compromessi.
A un cane non interessa se possiede più o meno di un altro. Infatti i cani non hanno nemmeno le
strutture cerebrali per comprendere i concetti di ‘più’ o ‘meno’, o di concepire dimensioni o quantità a
confronto. Questo genere di calcoli sono per loro irraggiungibili, e tutto quello che un cane sa è che
possiede il suo personale ‘sufficiente’ (qualcosa di più su questo nel Mito 14). Pertanto, il sistema SOS
dei cani funziona perfettamente. Fino a quando tutti seguono queste tre semplici regole, un gruppo di
cani può assorbire praticamente un numero illimitato di individui in modo rapido e flessibile.

All’inizio abbiamo detto che i cani vivono in un sistema complesso, autopoietico e auto-organizzato. Ora è
chiaro il significato dei termini ‘complesso’ e ‘auto-organizzato’. Ma cosa significa autopoietico? Molto
semplicemente significa che il sistema è in grado di produrre e riparare le sue parti. Non sono necessari
per lui meccanici o pezzi di ricambio. Il sistema si auto-perpetua e si auto-conserva. L’autopoiesi si
verifica quando un sistema è composto da esseri viventi. Un cane genera cuccioli senza aiuti esterni, e i
cani di tutto il mondo educano i cuccioli (se non interferiscono esseri umani) al funzionamento delle parti
del sistema che conoscono e alla obbedienza volontaria alle regole. Come abbiamo visto nel Mito 6, la
capacità di partecipare al sistema sociale non è ereditata ma appresa. I cani fanno tutto questo piuttosto
bene da soli.

Per imparare le regole, un cane deve interagire con altri cani mentre è cucciolo, poiché diversamente
potrebbe avere problemi a partecipare alle interazioni sociali. Un cane adulto che in gioventù non ha
giocato abbastanza con gli altri, potrebbe avere bisogno di qualche rifinitura (come parte) per operare
nel sistema sociale. Un altro cane potrebbe aver avuto un’esperienza traumatica o dannosa, e quindi ha
bisogno di una ‘ riparazione’ per essere in grado di funzionare di nuovo nel sistema sociale. Noi
possiamo avere bisogno di aiuto per riparare i nostri cani, ma i cani sono perfettamente capaci di
riparare una parte del sistema senza aiuto esterno. I cani stessi aiuteranno il cane traumatizzato a
superare le sue paure, fornendogli esperienze sociali rassicuranti. In realtà è molto commovente vedere
come cani socialmente competenti reagiscono alla paura dell’altro, e avremmo molto da imparare. Il cane
socialmente goffo (o incompetente) riceve ringhiate e pinzate fin quando non modera il suo
comportamento grossolano e inizia ad agire più educatamente. Gli altri cani non sono ‘dominanti’ con lui,
ma gli offrono quelle esperienze che non ha avuto, ed egli impara come fare. Fino a quando il teppista si
trattiene dall’uso dell’aggressione (per esempio non rilasciando uno o più morsi disinibiti, e quindi non
danneggiando altre parti del sistema) sarà in grado di imparare dagli altri cani come prendere parte al
sistema.

Così esistono due processi di produzione che assicurano che il sistema crei e ripari le sue parti. Uno di
questi è il processo biologico di generazione e crescita della prole. Il secondo è l’apprendimento, che è
essenziale sia per la produzione di prole socialmente educata, sia per la riparazione di quelle parti che,
per qualche motivo, non funzionano in modo ottimale.

Pertanto l’apprendimento risulta essere un processo di produzione importante nel sistema SOS canino.
Esso si occupa della produzione di parti funzionanti del sistema e del ripristino di parti danneggiate o
incomplete. La loro capacità di apprendere consente ai cani di tenere conto dei segnali devianti che
incontrano, per esempio, da un cane la cui coda è stata tagliata dagli umani, o è permanentemente
arricciata sul dorso a causa della selezione operata dall’uomo. La loro capacità di apprendimento, la loro
disponibilità al compromesso, e le loro tre semplici regole permettono ai cani di assorbire nel loro sistema
sociale membri di altre specie. Un cane può imparare a interpretare i segnali, e quindi a prevedere il
comportamento, di un pappagallo, di un gatto o di un essere umano, se solo gli è permesso di passare
attraverso le giuste esperienze di apprendimento. Egli è in grado di utilizzare questi segnali interspecifici
per cercare l’equilibrio e per costruire un sistema auto-organizzato con tutti i tipi di specie non canine. In
realtà è miracoloso, o forse no, dato il contesto in cui il cane si è evoluto.

I cani vivono in un sistema auto-organizzato flessibile e complesso che è capace di cercare e trovare
equilibri su più livelli contemporaneamente (di tutti i cani presenti e del sistema sociale). Il sistema
produce e ripara le sue parti. Tre semplici regole determinano i movimenti del sistema con parti
individuali che indipendentemente e volontariamente seguono queste regole, senza la guida di nessuna
autorità centrale. Il sistema adempie alla funzione di trovare la massima sicurezza disponibile e il massimo
benessere di tutti i partecipanti. Non esiste gerarchia. Esiste solo una serie di equilibri possibili sia per
ogni singolo partecipante che per il sistema nella sua interezza. Ogni equilibrio è raggiunto con la ricerca
di compromessi, con la valutazione di diverse scelte, e la ricerca di un bilanciamento fra il proprio
benessere e la stabilità nel panorama sociale (che è anche un elemento del benessere dei cani). Un
cane che non può fare compromessi non può partecipare. Il suo comportamento destabilizza il sistema
sociale, rendendolo insicuro o sgradevole per gli altri partecipanti. I cani non si preoccupano del potere,
ma piuttosto di costruire prevedibilità e fiducia reciproche, in modo che il sistema possa bilanciarsi su uno
dei tanti equilibri accettabili fra cui può scegliere. Questi ‘equilibri accettabili’ sono situazioni in cui ogni
cane presente ha una posizione di benessere di cui è soddisfatto. Cedere una palla o un osso per
preservare la relazione e la pace sociale, non significa che il cane ‘ha perso’. Significa che ha fatto un
compromesso, passando dalla posizione di benessere che includeva la palla a una posizione che include
qualcos’altro che ha deciso essere più importante.

La capacità di seguire la Regola Numero Uno (nessuna aggressione, cioè nessun morso disinibito, né
alcun tentativo di infliggere danni reali ad altri) è però essenziale. L’aggressività rende un cane incapace
di funzionare come parte di qualsiasi sistema sociale. Egli tenterà sempre di sabotare l’intero sistema. La
sua presenza rende il sistema sociale insicuro per tutti i partecipanti. Egli non può essere riparato,
perché è troppo pericoloso, e cercherà di distruggere le altre parti del sistema piuttosto che imparare da
esse. Non esiste un cane disposto a rischiare il suo equilibrio interiore al punto da cessare di esistere
come sistema vivente! (Eccezioni a questo nei Miti 38-40). I cani che aggrediscono o che rischiano la
propria esistenza come sistema vivente per combattere, non sono prodotti della natura. Essi sono il
risultato della manomissione umana sui cani. Ripararli è impossibile, e ogni proprietario di questi cani ha
la responsabilità di tenerli lontani dagli altri cani.

Fatto: Il sistema sociale del cane domestico è molto più complesso, ma anche più elegante e intelligente,
di una semplice ‘gerarchia di dominanza’. Il modello della ‘gerarchia di dominanza’ è goffo e
antropomorfico, e non rende giustizia ai cani.


Semyonova, A, ‘The social organisation of the domestic dog; a longitudinal study of domestic canine behavior and the ontogeny of
domestic canine social systems’. CarriageHouse Publishing, The Hague, The Netherlands, 2003. <www.nonlineardogs.com>

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