PARTE 3 - Aggressività
Dal libro: Le 100 cose più stupide che la gente dice di cani

Copyright 2009, 2014 Alexandra Semyonova -- tutti i diritti riservati
Traduzione di Delfina Vitale
Nonlinear Dogs
Mito 29: Il cane domestico è naturalmente aggressivo.

Una delle ragioni per cui la gente crede in questo mito, è che è legato all’idea romantica, ma falsa,
secondo la quale il cane discende dal grande lupo grigio (vedi Mito1). Ora sappiamo che il cane domestico
non è un cacciatore, ma che è diventato quello che è perché ha sostituito la caccia con l’attività di frugare
fra i nostri rifiuti (vedi Mito 4). Ma tutte queste idee romantiche sono dure a morire. E’ ormai di moda fra i
biologi parlare del cane domestico come di un ‘predatore’. Quello che dimenticano di dire, è che anche le
pecore, le tenie e il vischio sono predatori. Un predatore è qualsiasi cosa debba nutrirsi a spese di un
essere vivente, che lo uccida o no. Un predatore non è necessariamente un cacciatore. I cani hanno
bisogno di una certa quantità di proteine animali, ma così anche il verme tenia. Il cane ricava le proteine
che gli servono dai nostri avanzi, mentre il verme solitario ci ruba realmente ciò di cui abbiamo bisogno
proprio sotto il naso. Questo equivoco ci ha portato di nuovo dritti alla vecchia e falsa immagine del cane
come un assassino, il cui desiderio di uccidere è sempre in procinto di riaffiorare. Questo bisogno di
percepire il cane come un potenziale assassino, ci dice qualcosa su noi stessi, ma rimane una falsa idea
del cane.

C’è poi un secondo elemento che contribuisce alla diffusione di questo mito, e cioè la confusione sul
significato del termine ‘aggressione’. In senso stretto, l’aggressione è un atto che ha lo scopo di causare
danni o dolore. Nel linguaggio quotidiano usiamo questo termine anche per atti che hanno lo scopo di
dominare o intimorire qualcuno. Quindi definisce non solo atti che causano dolore fisico o danni materiali,
ma anche atti che causano dolore o danni psicologici. Quando parliamo di esseri umani, questa definizione
così ampia non è del tutto errata. Siamo una specie così aggressiva che per noi alzare la voce contro
qualcuno spesso è indice di un reale pericolo, e che potremmo attaccare la persona contro cui stiamo
urlando. Noi spesso combattiamo fino alla morte. I nostri rapporti sociali sono fortemente basati sulla
competizione e sul dominio, così siamo spesso pronti ad aggredire e gran parte delle nostre azioni sono
volte a dominare qualcuno. Abbiamo menti complesse, e siamo in grado di danneggiare l’altro
emotivamente e psicologicamente. Alla fine, possiamo giustamente definire aggressivi molti comportamenti
umani. Tuttavia i cani non sono uomini, e non è giusto proiettare qualità umane su di loro.

E allora, cosa succede con i cani? I cani sono animali non umani. I biologi sanno, e riconoscono, che i
combattimenti fino alla morte fra membri della stessa specie sono molto rari in Natura (se escludiamo gli
esseri umani). Questo perché un animale non umano riconosce gli altri della sua specie come partner
sociali. I cani sono speciali, perché sono in grado di comprendere in questa lista noi e molti altri animali.
Quando hanno a che fare con partner sociali, gli animali non umani generalmente usano solo quello che i
biologi chiamano ‘aggressione rituale’. Questa è una sorta di scambio di informazioni. Gli animali simulano
una lotta, ma in realtà non cercano di danneggiarsi l’uno con l’altro. Se si tratta di uno scambio di
informazioni (come di fatto è), non può contemporaneamente essere aggressione. O l’uno o l’altro. O un
animale sta provando a danneggiare il suo avversario, oppure no, e se non ci sta provando, allora non è
aggressione. Fra i cani, aggressività significa fornire un morso disinibito, usando la forza piena e non
trattenuta delle mascelle. Normalmente i cani lo fanno di rado. Infatti la regola di base delle interazioni
sociali dei cani è che non morderanno senza inibizione, neanche in uno scontro molto acceso (vedi Mito
11). Un cane che usa l’aggressione è spaventoso per gli altri cani. Pensano che sia folle e faranno di tutto
per evitarlo. Un cane che regredisce all’aggressione non può far parte di nessun sistema sociale canino. A
parte il fatto che gli altri cani lo eviteranno, distruggerà qualsiasi sistema sociale a cui si unisca,
distruggendone gli altri partecipanti.

Diamo uno sguardo a quello che fanno i cani normali. Se si osservano senza pregiudizi, e se si capisce la
loro lingua, si vede che generalmente fanno tutto quanto è in loro potere per evitare scontri. I cani hanno
un complesso sistema di allarme per dire agli altri che sono preoccupati e chiedere loro di tenere una certa
distanza. Abbiamo visto (nel Mito 12) che non è l’aggressività, ma l’ansia che fa usare ai cani i segnali di
avvertimento (segnali di minaccia). Sappiamo che l’uso di farmaci ansiolitici fa diminuire notevolmente i
comportamenti di minaccia nella maggior parte dei cani. Di conseguenza sappiamo che i biologici fanno un
errore quando definiscono il comportamento di minaccia ‘aggressività’. Queste persone non comprendono
che questi segnali esprimono preoccupazione su ciò che l’altro sta per fare. Non comprendono che questi
segnali servono specificamente per dare all’altro tempo e opportunità di evitare un confronto. Sappiamo
che, anche quando l’altro ignora i segnali e si viene a un confronto, entrambi i cani useranno i loro denti
con grande riserva. In realtà non li usano affatto, se non simbolicamente. Fanno ondeggiare i loro denti in
giro, forse pizzicano un po’ l’altro cane, e nemmeno un cane senza denti sarebbe minimamente
svantaggiato in uno di questi ‘combattimenti’ simbolici. E’ facile per uno dei cani porre fine a questa
simbolica esibizione di denti, dando un sottile segnale che ha visto abbastanza e che è soddisfatto di avere
scoperto che l’altro cane seguirà la regola della non aggressione. Questo segnale può essere così sottile
che noi non lo vediamo. A noi sembra che la ‘lotta’ (che non era una lotta, ma uno scambio di segnali in un
dialogo sociale) finisca improvvisamente, senza nessun motivo apparente. Esaminiamo i nostri cani e non
troviamo una ferita da nessuna parte; nel peggiore dei casi, troviamo una leggera scalfittura, un tipo di
ferita che i cani si procurano altrettanto spesso nel gioco rude, così come un bambino che torna a casa
con un ginocchio scorticato dopo un pomeriggio trascorso sui pattini a rotelle. Dobbiamo concludere che i
cani non sono stati aggressivi uno con l’altro, anche se noi ci siamo spaventati moltissimo.

Prima che un cane normale ‘morda’ un essere umano, anche in questo caso dimostrandosi molto
affidabile, userà l’intera gamma di segnali di allarme per darci il tempo e varie possibilità di evitare un
confronto. Solo perché non l’abbiamo visto, non significa che non l’abbia fatto.

Gli errori nascono dal fatto che spesso non abbiamo idea di come il cane veda o percepisca una
situazione. Un cane potrebbe essere sdraiato su una poltrona con lo schienale alto e i braccioli. A noi
sembra confortevole, ma dimentichiamo che il cane è sdraiato in angolo che, nella sua percezione, non
offre una rapida via di fuga. Potrebbe essere sdraiato sul tappeto al centro della stanza, e noi vogliamo
prendere un libro dagli scaffali dietro di lui. Ci dirigiamo verso la libreria, e senza neanche pensare al cane,
ci concentriamo sul punto in cui ci aspettiamo di trovare il libro. Non ci rendiamo conto che, dal punto di
vista del cane, stiamo improvvisamente camminando dritto verso di lui con passo deciso, stiamo entrando
nella sua zona personale mentre è in posizione supina e non può scansarsi molto rapidamente. Il suo
linguaggio non è il nostro, così spesso non vediamo i segnali che ci sta inviando (è preoccupato perché ci
stiamo avvicinando, e ci chiede, per favore, di dargli il tempo di alzarsi e allontanarsi). Noi non vediamo
quante volte e con quanta difficoltà il cane abbia provato ad evitare un confronto. Per noi ci si è
improvvisamente scagliato contro. Pensiamo che abbia ‘morso’ senza una ragione, e che quindi è
aggressivo ‘per natura’. Siamo così scioccati dal suo attacco, da non renderci nemmeno conto che non ci
ha fatto niente, e che il suo ‘morso’ era solo simbolico. Ancora una volta non riusciamo a capire la sua
lingua. Tutto quello che ci ritroviamo è un po’ di saliva sulla nostra manica, forse l’impronta di un dente
sulla pelle intatta o (se il cane era molto spaventato) un piccolo buco con un livido. Le nostre ossa, i nostri
tendini e i nostri muscoli sono ancora integri. Per i cani questo è un segnale molto chiaro che non c’era l’
intenzione di danneggiare, e che il morso non era un vero morso. Per un altro cane, questo morso inibito è
un segnale chiaro che, nonostante la sua ansia, il cane che lo ha ‘sferrato’ sta provando concretamente a
mantenere pacifiche le relazioni sociali. Noi umani perdiamo totalmente questo messaggio. Dimentichiamo
quello che un cane, se volesse, potrebbe fare con i suoi denti, ignoriamo il ruolo giocato dal nostro
comportamento, e chiamiamo stupidamente ‘aggressione’ questo gesto simbolico e altamente controllato.

Una forte selezione contro l’aggressività è intrecciata all’origine del cane domestico e all’intera evoluzione
come specie. Se guardiamo le cose onestamente vedremo che i cani normali fanno tutto ciò che è in loro
potere per evitare l’uso dell’aggressione. L’aggressione vera e propria è un’anomalia fra i cani domestici. E
quando si verifica non è perché il cane è naturalmente aggressivo. L’aggressività nei cani di solito è il
frutto della manipolazione dei geni di una razza, o delle esperienze traumatiche che un cane ha avuto nella
sua vita fino a quel momento. Molte di queste esperienze traumatiche sono dovute al mito nazista secondo
il quale dobbiamo dominare i nostri cani. Questo mito ci porta a comportarci in modi che confondono e
spaventano i cani, spesso non lasciando loro nessuna alternativa che attaccare. La cattiva scienza ci ha
oppresso con una profezia che si auto-adempie, che non ha niente a che vedere con quello che sono i
cani nella realtà.

Fatto: Il cane domestico, per natura, è tutt’altro che aggressivo.

Si prega di leggere anche: Mito 30, affinché non si traggano conclusioni errate sui cani normali, naturali.


Coppinger, R, Coppinger, L, Dogs: a startling new understanding of canine origin, behavior, andevolution, Scribner, New York, 2001.
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Sidman, M, Coercion and its Fallout, Authors Cooperative, Inc, Publishers, Boston, 1989.


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